L’amore fatale

L’amore fatale
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Joe Rose ha pensato davvero a tutto. La sua Clarissa rientra a Londra dopo sei settimane, il periodo più lungo di separazione tra loro e l’idea del picnic su un bel prato londinese godendosi quel magnifico sole non gli sembra niente male. Quella sua sosta da “Carluccio’s”, che per fortuna si trova proprio sulla strada per arrivare a Heathrow, gli ha permesso di acquistare una mozzarella, di quelle da leccarsi i baffi, delle olive nere, dell’insalata e la focaccia. Ed eccola la sua Clarissa, bella come il sole: un abbraccio, un bacio e in meno di un’ora si ritrovano in un bosco delle Chiltern Hills, un’area collinare nel Sud Est dell’Inghilterra, un pezzo di terra bellissimo. Una passeggiata tra la natura rigogliosa e i due innamorati decidono di concedersi il meritato picnic. Il loro spuntino, viene però bruscamente interrotto da grida violente e disperate: prima quelle di un bambino e poi quelle di un uomo. Parole incomprensibili, ma è chiaro che qualcuno necessiti di aiuto e Joe non esita, si alza e inizia a correre verso il centro del bosco, perché le grida di disperazione arrivano proprio da lì. Mentre corre, intravede un pallone aerostatico, ma ancora non capisce cosa sta succedendo: si rende però conto di non essere da solo a precipitarsi. Altri uomini, di cui solo in seguito conoscerà i nomi, stanno arrivando trafelati: Joseph Lacey e Toby Greene, braccianti agricoli, John Logan, che passava di là per caso con la sua auto e dal lato opposto al suo vede arrivare Jed Parry. Si presenta ai loro occhi una scena che avrebbe del grottesco, se non fosse così drammaticamente tragica: la mongolfiera è precipitata sul prato. Il pilota fuori dal cesto ha un’ancora impigliata intorno alla gamba e quello che è ancora peggio è che nel cesto c’è un bambino. Il pallone è mantenuto a terra dal peso dell’uomo impigliato nell’ancora, che urla mentre viene sballottato su e giù dalle raffiche di vento. La corrente d’aria concede un attimo di tregua, permettendo, a quello che in seguito si scoprirà essere il nonno del passeggero, di liberarsi dal groviglio e al bambino un tentativo di discesa, purtroppo mal riuscito. I soccorritori prendono le funi laterali, cercano di tenere giù il pallone, il pilota urla al bimbo di scendere, di provarci ancora, ma il piccino è ormai in preda al panico e incapace di alcun movimento. Gli uomini tirano, il pilota tenta contro il parere di tutti di entrare nel cesto e svitare la valvola ed è lì che accade la tragedia. Il vento imperversa, il pallone prende quota, gli uomini che in quel tentativo di salvataggio non hanno mai fatto squadra, mollano, non tirano più per timore di essere trainati via. Lasciano tutti quel pallone, tranne John Logan: solo lui non molla e si fa trascinare, sperando di poter fare ancora qualcosa per quel bambino terrorizzato. Lo vedono andare su quel pallone, con quell’uomo appeso alla fune, che si fa sempre più piccolo, sino a che non ce la fa più e precipita nel vuoto…

Un incidente fuori dal comune, una disgrazia, la mente stravolta di un uomo che diventa persecutore di un altro oggetto della sua ossessione amorosa. L’amore fatale, il romanzo scritto magistralmente da Ian McEwan, narra appunto dell’amore, quello assoluto e malato, ma racconta anche dei sentimenti, quelli che crollano quando vengono meno fiducia e complicità. Un romanzo estremo, fortemente introspettivo, dalla trama compatta e originale, con un inizio da cardiopalmo, che diventa poi marginale rispetto al cuore della storia. L’ossessione amorosa è affrontata da McEwan attraverso il personaggio di Parry, che soffrendo della sindrome di De Clérambault – una sorta di schizofrenia, che induce la persona ad amarne un’altra nella maggior parte delle volte ignara di questo sentimento – tormenta con atti persecutori, il protagonista Joe, azioni che non vengono mai considerate pericolose, né da Clarissa, la sua donna, né dalla polizia. La lettura a tratti drammatica, a momenti ironica, è piacevole e scorrevole, nonostante le tematiche importanti affrontate nel libro. Un romanzo che vede gli albori nel 1997, data della sua prima pubblicazione, in cui l’autore parla inconsapevolmente di stalking, quando ancora questa parola non era stata coniata e ne narra in maniera significativa, descrivendo passo dopo passo quel processo che porta il perseguitato a essere rinchiuso in una sorta di prigione-gabbia dalla quale sembra impossibile uscire. Un libro che esalta lo stile di McEwan che si prende il suo tempo per descrivere i fatti e quell’intreccio lento e sottile che si innesca in seno alla trama. È interessante come lo scrittore britannico riesca ad osservare l’aspetto psicologico e le azioni del personaggio affetto dalla patologia, raffrontandolo a quanto si scatena nella mente di chi è vittima inconsapevole e oggetto di ossessione. L’amore fatale ha conosciuto una fedele trasposizione cinematografica nel 2004, con il film diretto da Roger Michell.



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