L’amore, la sfida, il destino

L’amore, la sfida, il destino

Fin da quando era un ragazzo giovane, un’adolescente, ha coltivato in sé quel desiderio di ricerca che lo porta ancora oggi, alla soglia dei novant’anni, a interrogarsi e a cercare di sbrogliare quel mistero che è l’identità ‒ ed i suoi temi correlati della passione, della scelta, degli istinti e della razionalità ‒, attingendo alle proprie conoscenze e cercando di condensare filosofia e storie di vita, mito e realtà. Cosa e chi guida l’uomo lungo il percorso della vita? Eh sì, perché, anche se l’individuo pensa di essere solo con il proprio destino oppure solo con il proprio libero arbitrio, in realtà gioca ad una partita assieme a tante altre figure che, in un modo o in un altro, in un tempo o in un altro, gli fanno compagnia. E questi incontri, e lo spazio loro accordato, influenzano il senso stesso della vita. Ad esempio l’amore, Eros: in che percentuale le azioni non sono altro che spinte verso il soddisfacimento dei desideri e delle pulsioni, siano esse dirette verso un’altra persona, o verso il potere o la ricchezza? Non solo, perché l’amore ha due facce e molto spesso l’unica brama che l’uomo ha è nel cercare il piacere del compiacersi, trasformandosi in persona egoista ed egocentrica: è qui che entra in gioco Narciso che, se da un lato può dare l’energia per stare all’interno di una società con una propria consapevolezza, dall’altro può diventare un disturbo patologico che non permette di vivere in relazione con gli altri. Ma altri personaggi accompagnano la persona giorno per giorno nella sua quotidianità: Edipo, il Caso, ed infine, quando la partita è ormai chiusa, entra in gioco lei, il personaggio più temuto ed inevitabile: la Morte...

Eugenio Scalfari, classe 1924, ci propone il sesto saggio di un lungo percorso di approfondimento della conoscenza di sé cominciato ufficialmente nel 1994 con la pubblicazione dell’opera Incontro con Io, ma emerso ben prima nella sua coscienza, fin dai tempi del liceo classico, quando il suo compagno di banco era Italo Calvino. In ogni capitolo l’autore, fondatore del quotidiano “la Repubblica” nel 1976, di cui è stato direttore fino al 1996, ci presenta un tema ritenuto fondamentale per dare un senso alla nostra vita. O meglio per capire cosa dà un senso alla nostra vita, mescolando mito ed esperienze di vita. E devo dire che, se da un lato la cultura espressa in ogni riga del testo e l’utilizzo della mitologia non possono che incantare il lettore, le parti autobiografiche rimangono le più riuscite, tenere ed ironiche a volte, malinconiche e amare, altre. Questa capacità di mescolare abitudini quotidiane (la scelta degli abiti guidata da un desiderio di equità per gli stessi, così come per i libri, mai lasciati troppo a lungo da soli), con concetti filosofici di ben più elevata portata, arrivando a spiegare le prime con l’aiuto dei secondi, dà una visione della profondità di pensiero, della consapevolezza che deve aver guidato ogni giorno il giornalista che, infatti, nelle primissime pagine, attua una classificazione fra coloro che vivono consapevolmente e coloro che sono indifferenti al perché e alle conseguenze delle proprie scelte. La mente, d’altra parte, come afferma Scalfari nelle ultime pagine, è stata ed è la sua compagna di vita fedele, da cui ha sempre tratto nutrimento e che gli permesso di alleviare la normale fatica del vivere.



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