L’amore molesto

L’amore molesto
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In maggio, a pochi giorni dal proprio compleanno, Delia attende l’arrivo della madre Amalia da Napoli. Amalia va a trovare la figlia almeno una volta al mese da quando questa si è trasferita a Roma per lavorare come autrice di fumetti e, sebbene le sia capitato più di una volta di perdere il treno, non ha mai mancato un appuntamento. Questa volta però il viaggio sembra durare più del previsto e quando Delia cerca di telefonarle, Amalia risponde in modo anomalo: è euforica, sboccata, e sembra che ad accompagnarla nel viaggio ci sia un uomo. La mattina del 23 maggio, dopo averne perso i contatti dalla sera precedente, Delia apprende che il corpo della madre è stato ritrovato in mare, con solo il reggiseno addosso. La polizia archivia il caso come suicidio e lascia che sia Delia a sbrigare tutte le pratiche relative alla defunta. Pratiche, tra le quali ovviamente il funerale, che riportano Delia a Napoli e a tutti quei luoghi, visi e ricordi che pensava di aver stipato per sempre nello spazio angusto della propria infanzia. Eppure più sono gli elementi che riemergono dal passato e più la figura di Amalia e la ricostruzione dei suoi ultimi giorni di vita si fanno confusi. Sembra che la sua morte sia in qualche modo legata ad una valigia piena di indumenti intimi costosi e dal taglio giovanile. E c’è un anziano signore dall’aspetto distinto, noto a tutti come Caserta, che si aggira attorno alla casa di Amalia e sembra conoscere Delia da molto tempo…

L’amore molesto è il primo libro di Elena Ferrante e nel 1995 ne è stato tratto un film per la regia di Mario Martone con Anna Bonaiuto ed Angela Luce rispettivamente nei ruoli di Delia e Amalia. Vicende contemporanee si alternano a digressioni sul passato in un climax narrativo che getta sui fatti una chiarezza maggiore quanto più ci si avvicina all’epilogo. Protagoniste di questo romanzo breve sono due donne, madre e figlia, che agiscono in un sistema di valori dettato non solo dallo scontro generazionale, ma anche dal contesto sociale in cui sono cresciute. Amalia, andata in sposa giovanissima ad un marito possessivo e manesco, si è sempre divisa tra la famiglia e il lavoro di sarta. Tanto bella quanto umile, il marito ne faceva ossessivamente l’oggetto dei propri quadri, ed è difficile stabilire dove in Amalia finisca l’inconsapevolezza di sé e dove inizi il gioco di seduzione. Nemmeno Delia conosce sua madre con certezza, perché ha lasciato Napoli proprio per non correre il rischio di diventare come lei: è indipendente, porta i capelli corti e cerca di reprimere a tutti i costi quella femminilità che, in quanto simbolo di Amalia, non ha fatto altro che alimentare in famiglia gelosie, rancori e morbosità. Proprio l’amore morboso – sia che esso riguardi una madre e sua figlia, una coppia di sposi o di amanti – è il tema attorno al quale si incentra la storia. E come in altri romanzi della stessa autrice, anche qui lo strumento di analisi prediletto è la parola affilata, spesso oscena, che scava negli anfratti più oscuri dell’animo umano per metterlo a nudo in tutta la sua ferinità. Sebbene non ai livelli narrativi dei romanzi più maturi, gli amanti della Ferrante ritroveranno con piacere ne L’amore molesto lo stile e le figure femminili a cui l’autrice ci ha abituati negli anni.



 

 

 
 
 
 

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