L’amore prima della fine del mondo

L’amore prima della fine del mondo
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Parma. Vanni lavora come educatore in una cooperativa sociale che gestisce persone con disturbi psichici. A lui sono affidati Gusta e Nico, due “matti” che la sera convivono assieme all’educatore in un modesto appartamento in città. Vanni ha ventisette anni, una specie di fidanzata di nome Alice e vorrebbe andarsene, lasciare Parma, forse lasciare Alice, cambiare vita e lavorare in un’agenzia pubblicitaria di Torino dalla quale sta aspettando una risposta. La sua è una vita che corre sempre sul filo dell’indecisione e dell’immediato pentimento per la parola appena detta, per il gesto appena fatto. Sotto l’apparente scorza di affidabilità - grazie alla quale la responsabile della cooperativa continua ad assicurargli il lavoro, nonostante i suoi ritardi cronici - c’è un giovane uomo in continua lotta con sé stesso, incapace di assaporare le gioie, perennemente insoddisfatto di ciò che ha e di chi gli sta accanto. Segue Gusta e Nico e, quando di turno, con loro convive giocando a scacchi o gironzolando per Parma dentro la Panda della cooperativa, in un’estate, quella del 2001, torrida e senza pioggia. Non è nemmeno sicuro di essere innamorato di Alice, vorrebbe rivedere la bella Stefania, amica d’infanzia e ora avvocato, ma non riesce a decidersi. Nel frattempo Alice parte per New York in compagnia di un’amica, mentre Vanni a Parma si lascia trasportare dagli eventi come chi, in mezzo al mare, non nuota ma si affida alla corrente. Arriva settembre, l’agenzia finalmente risponde e gli propone un lavoro. Alice, prima arrabbiata, ora gli scrive messaggi da New York. Quella mattina, l’11 di settembre, lei e la sua amica hanno deciso di fare un giro a Manhattan e regalarsi una notte in un albergo nei pressi delle Twin Towers…

Il carattere di Vanni, il suo modo di stare al mondo in modo così inadeguato, insoddisfacente per sé e per chi gli sta vicino, forse dipende da un atteggiamento insano dei suoi genitori snob, che sin da piccolo gli hanno impedito di vivere serenamente, giudicando e scegliendo per lui amicizie e luoghi di frequentazione. Anziché insegnargli a stare assieme agli altri, i suoi genitori lo hanno costretto a stare ai margini, poiché chiunque non sarebbe stato alla sua e loro altezza. E con questo vuoto Vanni è cresciuto e, quella stessa assenza, è rimasta dentro di lui; si è solo allargata quando il suo corpo si è espanso. Il suo viaggio a ritroso nel tempo nei luoghi della sua infanzia, nell’attesa che Alice risponda ai suoi messaggi e lo perdoni, è un timido tentativo di recuperare. Ma sarà troppo tardi. Questa bozza di suggestione potrebbe essere anche una buona base per una sorta di romanzo di formazione, ma la realtà smentisce poi il canovaccio. Il romanzo di Jacopo Masini, che lavora nel mondo del fumetto e tiene laboratori di scrittura, non è mai davvero convincente, nemmeno nelle inutilmente dettagliate scene erotiche, che non sono funzionali alla storia. Vanni, alla fine, si rende terribilmente antipatico agli occhi dei personaggi e del lettore. Ma non è un adorabile antipatico, come potrebbe esserlo un antieroe. La sua costante insoddisfazione, il suo puntuale pentimento per aver agito in un modo o pronunciato una determinata frase ce lo fa, alla fine dei conti, quasi odiare. E a stento si prova empatia con lui mentre attende notizie dopo la terribile tragedia dell’undici settembre. Anche quella catastrofe, che alla fine dovrebbe scuotere lui, e noi con lui, resta ai margini e scivola via verso la fine di una storia che non ci ha mai veramente appassionato.



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