L’amuleto d’ambra

L’amuleto d’ambra
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È il 1968 a Inverness, e il giovane professor Roger Wakefield, del Dipartimento di Storia di Oxford, si trova nello studio del prozio, il Reverendo Reginald Wakefield, e vorrebbe solo rifugiarsi dai ricordi: l’adozione, la morte dei genitori negli anni del secondo conflitto mondiale, la scomparsa dell’uomo che gli ha fatto da padre... Ciò a cui non avrebbe pensato se avesse progettato un solo istante di quell’amaro soggiorno è l’incontro con una donna che sembra conoscerlo e che gli sottopone una ricerca. Claire Randall, vecchia amica del Reverendo, medico di Boston, in visita con la figlia Brianna, è per così dire decisa a rivelare se stessa scoprendo la sorte dopo Culloden di una trentina di Highlanders scozzesi. “È un problema interessante, in termini di ricerca storica. Ha detto che tutti costoro provenivano dalla stessa parrocchia? Suppongo allora che appartenessero a un unico clan o gruppo di famiglie... a quanto vedo, in effetti, parecchi si chiamavano Fraser”...

Puntati gli occhi sulla saga, si fa bene a non venirne via. Si apre con il secondo capitolo di Outlander (Dragonfly in amber però in Italia è stato pubblicato in due volumi, questo L’amuleto d’ambra e Il ritorno) un debito che situa il passato della dottoressa Randall e della figlia Brianna nel campo di Culloden, nei giorni delle sommosse giacobite, nell’anno del Signore 1746. Non si tarderà ad accorgersi della pericolosità emotiva, o addirittura vitale, di affrontare il passato, per gli episodi reali del 1968 e per i legami che rimettono nuovamente a nudo la moglie amatissima di James Alexander Malcolm Mackenzie Fraser. Qui, restando assai colpiti dal ritrovamento di una vecchia lapide, si riallaccia il rapporto concreto che è esistito fra Claire e Jamie e si può ben immaginare (soprattutto per gli eventi scozzesi) che tornare a pronunciare per intero il nome dell’amato sia un trepido rivivere la serie di circostanze parigine – le attività di Jared Fraser, la corte di Luigi XV di Francia, l’Hôpital des Anges – la cui narrazione è lo scotto necessario per Diana Gabaldon di determinare le azioni volte a fermare il tentativo di Bonnie Prince Charlie di riguadagnare il trono di Scozia nel 1745. Relativamente poi ai personaggi, ben lungi dal voler oscurare i nuovi (Brianna, Roger Wakefield e Fergus, che ritroveremo), superfluo dire quale sia l’attenzione con cui si osserva il redde rationem giunto per Jack Randall. Eppure, in una sorta di tensione tragica, la storia non finisce lì.



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