L’anello mancante

L’anello mancante

Il corpo di Veronica Bresson per disposizioni testamentarie deve essere traslato: quando gli addetti aprono la tomba e trovano adagiato sulla bara il corpo di un uomo, sono piuttosto sconcertati. La questione diventa immediatamente pertinenza della polizia; Pierron e la Rispoli non ci sono e il povero vicequestore Schiavone, trasferito da Roma da meno di un mese si trova fra le mani una gatta che non sarà affatto semplice pelare… Carlo Sandro e Ludovico: tre amici e soci con in ballo un affare di quelli che se vanno in porto ti cambiano la vita. Nel frattempo hanno deciso di affrontare il Polluce, una cima di 4092 mt, e farlo dopo aver ricevuto la telefonata che aspettano rende tutto ancora più eccitante. Per Ludovico però la scalata si rivelerà fatale. Pare che durante la discesa abbia chiesto ai compagni di fermarsi su un “terrazzo” per espletare un bisogno fisiologico, ma l’odore che sente Schiavone non è quello del “bisogno” bensì dell’omicidio… Cosa inventarsi per evitare la festa per i 161 anni della polizia e che convinca il questore Costa? Una convocazione per questioni di condominio: sulla discussione di una spesa di 50.000 euro anche Costa non può avere niente da eccepire. Ecco perché Rocco si trova su un Frecciarossa Torino-Roma il giorno prima della festa. C’è anche Fumagalli, l’anatomopatologo che si è preso le ferie per andare a vedere una mostra. Ma potrà esserci una giornata senza le arcinote rotture? Ovvio che no e infatti una signora cardiopatica muore a seguito della scoperta di un furto subito, ed è subito un decimo livello…

Come precisa lo stesso autore introducendo questa raccolta, va fatta una precisazione sui tempi. Mentre le cinque indagini della raccolta precedente si svolgono prima del trasferimento ad Aosta, queste sono successive. In realtà – sempre parole sue – Manzini considera i romanzi con Rocco Schiavone “puntate” di un unico grande romanzo, un po’ come facciamo noi lettori seriali e appassionati che aspettiamo anno dopo anno di sapere come stanno i nostri beniamini e cosa gli succederà. Il giallo, almeno in qualche caso (penso a Schiavone ma anche a Ricciardi, ai Bastardi, a Vito Strega, ma ne mancano) è per molti lettori del tutto marginale, Manzini è però abilissimo anche nel creare dei mini-misteri e sviluppare un plot credibile e ben fatto che ‒ lo ripeterò a oltranza ‒ regga alla lettura di poche pagine. Cosa che è ancor più difficile, soprattutto perché trattandosi appunto di poche pagine la concentrazione è ovviamente maggiore. In questi racconti (che sono già usciti, ricordiamolo, in altre raccolte), iniziamo con Rocco appena esiliato ad Aosta, che sta ancora prendendo le misure sia del posto sia dei superiori (dei quali, a onor del vero, gli frega abbastanza poco), sia dei colleghi (dei quali gli frega nella misura in cui possono trasformarsi da compagni di lavoro più o meno piacevoli, in “rotture” di vario livello). Anche qui come nei romanzi lunghi, Manzini semina pillole della vita di Schiavone, particolari che non ci aveva ancora raccontato. Belli divertenti e piacevoli anche per chi li avesse già letti nelle raccolte, imperdibili per chi non lo avesse fatto.



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