L’angoscia delle macchine

L’angoscia delle macchine
In una lugubre notte di un lontano futuro, una flotta di migliaia e migliaia di astronavi argentate, dopo aver distrutto i mezzi aerei terrestri, sta per piombare sul nostro pianeta. I despoti Singar e Bacal si domandano chi possa essere l'invasore: quasi sicuramente le donne, esiliate su Giove ma soprattutto ormai sfrattate dal cuore e dai sensi dei maschi, che hanno sostituito amore e sesso con un turbinio di macchine senzienti. Non fanno nemmeno in tempo a trarre queste conclusioni che vengono visitati da Lipa, una sorta di ambasciatrice dell'esercito delle femmine, che cerca di fare breccia in sentimenti antichi ma si scontra con una modernità che pare senza ritorno...
Il messinese Ruggero Vasari è uno degli esponenti meno conosciuti del Futurismo, ma non per questo tra i meno talentuosi. Classe 1898, visse per lunghi anni a Berlino durante la Repubblica di Weimar, e qui fondò la rivista «Der Futurismus» e diresse una galleria d'arte che annoverò tra gli artisti esposti persino Schwitters e Picasso, per poi trasferirsi nel 1924 a Parigi e tornare in Italia solo alla fine degli anni '40. Dopo la pittura, altro suo grande amore fu il teatro, come dimostrano queste tre piéces che la :due punti di Palermo ha salvato dall'oblio, dopo l'opera di riscoperta del lavoro di questo drammaturgo avviata da Mario Verdone molti decenni fa. Sia che l'impianto narrativo – come accade nella title track L'angoscia delle macchine e in Raun - prenda in prestito gli stilemi di una stralunata fantascienza, palesemente influenzata dal quasi coevo Metropolis di Fritz Lang – sia che l'ambientazione sia più realistica come ne La mascherata degli impotenti, il cuore della poetica di Vasari sembra essere lo stridente, doloroso contrasto tra atavismo e tecnicismo, tra animalità e modernità, tra “gioia animale e gioia meccanica”: non a caso “da un lato esalto la macchina, (…) dall'altro ne provo orrore”, scriveva lo stesso Vasari nel 1931 all'amico Guglielmo Jannelli. Gustoso il retroscena svelato nella colta postfazione da Maria Elena Versari, docente di Storia dell'Arte alla Rice University di Houston e Visiting Scholar al Getty Research Institute di Los Angeles: Vasari aveva proposto per la sua laurea in Giurisprudenza all’Università di Torino una tesi sulla personalità della prostituta, che fu sdegnosamente bocciata. Ma al nostro futurista le 'bottane' dovevano dover proprio piacere assai, perché il tema della prostituzione torna in “Raun” nella figura inquietante di Sacar, virago minacciosa e geisha irresistibile al tempo stesso.

 

 

 

 
 
 
 
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