L’anno che è passato

L’anno che è passato
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Dieci giorni dopo la caduta Jo apre la porta dello studio di Nick, turbata dalle parole che lui le ha appena rivolto, e lascia entrare il rumore della stanza adiacente. Se ne sente subito protetta. Poi richiude immediatamente l’uscio dietro di sé e attraversa la sala affollata, ignorando i richiami di Rose. È infatti in preda alla disperata voglia di uscire a prendere una boccata d’aria. Non getta nemmeno un’occhiata al bar di Thomas mentre si allontana con l’auto. La mente è piena delle parole di Nick. Sta ancora cercando di capirne il senso, di aggrapparsi a qualcosa di riconoscibile mentre rivive il ricordo della loro tresca. Tornando all’auto ha appena infatti ripercorso mentalmente la conversazione nell’ufficio di Nick, imprimendosi nella memoria le sue parole, nel caso dovesse dimenticarne il significato. Suppone che sia possibile immaginarsi “traviata” da Nick, ma ha più difficoltà ad accettare di essere stata lei a iniziare la loro liaison. Non ha mai tradito Rob né ha mai anche solo preso in considerazione l’ipotesi di farlo. Se Nick però dice il vero non si è trattato nemmeno di “una botta e via”: è successo una seconda volta, di recente, benché lui abbia ammesso nel secondo caso di aver frainteso la situazione. Il raccordo stradale è tranquillo, non è l’ora di punta. Ora Jo ha di nuovo fiducia nelle proprie capacità di guida, e quindi pensa a Nick: da quando è caduta il processo della memoria è molto più prezioso per lei…

Jo ha cinquantacinque anni meno due mesi quando cade. Si ritrova sul pavimento dell’ingresso. In fondo alle scale di casa. Si risveglia senza essersi fatta niente di che. Il marito, Rob, chino su di lei, è però spaventatissimo. La voce gentile che le chiede di risponderle a qualche domanda la interroga in merito a cosa stesse facendo prima di cadere. E lei replica, guardando in alto, con poca voce, che era triste per via di Fin. Suo figlio. Suo e di Rob. Poi basta. Passa il tempo, Jo migliora di giorno in giorno, tutto torna normale. Tutto tranne una cosa. La memoria. Quella non torna. La caduta le ha causato un’amnesia. L’ultimo anno di vita è scomparso. Lei chiede lumi, ma nessuno le risponde. Tutti sono vaghi, evasivi. Meglio, tutti sembrano nasconderle qualcosa. E in effetti lei stessa, mano mano che va a fondo, si accorge che sta scoprendo cose che non collimano affatto con l’immagine appagata e tranquilla che ha di sé e del mondo che la circonda… Amanda Reynolds, inglese, insegnante di scrittura creativa, al primo romanzo dopo tanti premiati racconti, esordisce con una storia solida e ben intrecciata, caratterizzata minuziosamente soprattutto per quel che concerne la psicologia dei personaggi, dal taglio cinematografico, perfetta, senza passaggi a vuoto, in cui la suspense e il continuo reciproco intarsio di piani temporali fanno scoprire la verità, e andare a fondo dei più reconditi meandri dell’animo umano, un passo per volta, in modo inquietante ed emozionante insieme.



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