L’anno dei fiori di papavero

L’anno dei fiori di papavero
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Nicole Schwarz ha trentotto anni, vive a Colonia dove lavora presso un’agenzia di viaggi ed è al quarto mese di gravidanza. Purtroppo ha appena saputo che il bambino che porta in grembo potrebbe avere dei problemi: la dottoressa Mandelbaum le ha infatti comunicato che il battito cardiaco non sembra normale e la fessura nucale presenta un’anomalia, segnali che fanno temere una malformazione cardiaca congenita. Per appurare tale terribile evenienza, la dottoressa prenota alla paziente al più presto una visita presso uno specialista, e chiede nel frattempo a Nicole di informarsi di eventuali malattie pregresse presso la sua famiglia e in quella del padre. E questo è un problema nel problema. In primo luogo perché David, il padre del bambino, ha lasciato Nicole non appena è venuto a sapere della gravidanza: lui era stato chiaro fin da subito, non voleva marmocchi per casa, ed era certo che la compagna prendesse la pillola. E poi perché Nicole non ha alcuna idea di chi sia suo padre, essendo cresciuta da sola con la madre Marianne, che ha sempre tenuto il massimo segreto sull’identità del suo ex compagno, morto prima della nascita di Nicole. Tuttavia, la salute del bambino in questo caso diventa prioritaria, e Nicole, andata a rilassarsi presso la casa materna, pretende che la madre le racconti una volta per tutte il suo passato...

Corina Bomann, prolifica scrittrice tedesca con il suo ultimo romanzo, anche questo edito in Italia da Giunti, ci appassiona da subito con un continuo alternarsi fra la difficile ed attuale storia della figlia Nicole, donna single in attesa di conoscere le sorti del bimbo che porta in grembo, e le vicissitudini passate della madre Marianne, vissuta a Coblenza ma vittima di pregiudizi e stereotipi sulla popolazione tedesca una volta recatasi in Francia per lavoro. Due storie che hanno come tema centrale l’amore e l’indipendenza delle donne, che si rendono forti delle proprie scelte, seppur difficili, e pronte a sfidare i luoghi comuni. Le descrizioni dei vigneti sterminati, della campagna dove la giovane protagonista si rifugia in attesa della visita specialistica al bambino, e l’atmosfera da sogno di una piccola provincia francese, dove la madre, invece, si rifugiò da giovane (precisamente a Bar-le-Duc, comune nella Alsazia-Lorena, di neppure ventimila abitanti), fanno da coerente sfondo ad un romanzo lieve, che tuttavia ci può far compagnia in un weekend casalingo. Una sorta di comfort book, da leggere sul divano, con una coperta, ed una tazza di tè fumante accanto. Le piccole rivelazioni centellinate con il contagocce capitolo per capitolo tengono l’interesse alto fino all’ultima pagina.



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