L’architettrice

L’architettrice

Roma anno 1636. Elpidio Benedetti conosce Mazzarino solo di fama, perché quando all’età di sette anni è stato ammesso al Collegio Romano retto dai padri gesuiti, non passava giorno che i preti non rievocassero agli scolari le imprese del loro illustre predecessore. Anche Mazzarino difatti è stato nelle aule del Collegio. Ma il ricordo dei preti è intriso di dispetto per il valente discepolo, che pur dotato più degli altri di intelligenza acuta e prontezza, utilizza il sapere come uno sgabello e non come una scala verso la conoscenza. E col passare del tempo attorno alla sua figura, in tutta Roma, s’infittisce il mistero. La sua famiglia difatti non è ricca: il padre è un intendente dei Colonna eppure lui vive come un principe. Mazzarino spende in una notte più denaro di quanto il padre guadagna in un anno. E che talento per la recitazione! Proprio sbalorditivo! Come un attore nato, il giovane ha fatto venir giù tutto il Collegio per gli applausi ricevuti. Dopo la laurea, ha tentato la carriera nell’esercito pontificio ma la personalità scapestrata e mondana mal si concilia con l’uniforme di soldato. Così, senza riportare alcuna ferita, Mazzarino è stato capace di farsi nominare segretario del nunzio apostolico di Milano cardinale Pietro Sacchetti. I pettegolezzi sul potente uomo che sta per divenire il suo “padrone” non scoraggiano Elpidio, anzi lo affascinano…

L’ultimo corposo ed interessantissimo romanzo di Melania G. Mazzucco manifesta già nel titolo una precisa scelta dell’autrice, nel senso di attribuire alla viva voce della protagonista Plautilla Bricci il compito di narrare al lettore la propria storia. Così sono quattro le scansioni temporali in cui si articola il memoir dell’architettrice, corrispondenti ciascuna ad un periodo di vita della protagonista. La nascita e l’infanzia dell’artista segnata dal rapporto con la sorella maggiore Albina e con l’ingombrante genitore Giovanni Bricci, artista poliedrico e inquieto; la maturazione artistica della protagonista e l’incontro con l’abate Elpidio Benedetti segretario del cardinale Mazzarino; il periodo della concretizzazione del talento della donna come architetto e l’ammissione all’Accademia di San Luca, l’ultima parte dedicata alle opere più importanti realizzate dalla protagonista del libro: Villa Benedetta sul Gianicolo, più tardi denominata Villa del Vascello e la cappella di San Luigi all’interno della chiesa omonima attualmente di proprietà dello strato francese che ospita i celebri dipinti di Caravaggio. A ciascuna sezione corrisponde un intermezzo che descrive l’eroica resistenza dei membri della Repubblica Romana nell’estate del 1849 all’interno della Villa del Vascello in contrapposizione ai soldati francesi chiamati dal papa Pio IX in esilio temporaneo a Gaeta per ritornare sul trono pontificio. Gli intermezzi non rappresentano una semplice cronistoria della strenua resistenza degli italiani asserragliati all’interno della Villa, né documentano soltanto la distruzione dell’originalissima opera della Bricci, ma costituiscono piuttosto approfondimenti di carattere letterario di un evento storico rilevante per la storia d’Italia in quanto l’autrice rappresenta le emozioni e le sensazioni di coloro che vollero “scacciare il papa” per far trionfare la democrazia e si ritrovarono annientati sotto il fuoco dei francesi. Ovviamente le scansioni dell’opera non devono trarre in inganno i futuri lettori circa la vera essenza del romanzo, fluviale e potente per ricchezza di personaggi e finezza di dettagli che concorrono a tracciare sia la reale esistenza della protagonista Plautilla Bricci e sia le vicende legate alle sue opere più importanti. Al pari di un fiume ampio e tranquillo tra le pagine scorrono i segreti di Roma nel secolo barocco, e soprattutto emergono gli artisti di quel periodo: i pittori, gli incisori, gli architetti: insomma coloro che idearono le meraviglie che ancora oggi ammiriamo nella capitale. È una moltitudine di personaggi, tutti realmente esistiti, che l’autrice fa ruotare attorno all’unica donna silenziosa e in disparte dalla corte papale che osò progettare costruzioni importanti in un periodo in cui la femminilità si esprimeva tra le mura domestiche. Così tra la narrazione memorialistica di Plautilla nelle quattro sezioni principali e la narrazione documentaristica di Mazzucco nei cinque intermezzi, si snoda un’opera importante, frutto di reale genio narrativo, di ricerca approfondita delle fonti storiche e di grande forza espressiva che rendono lo scritto più che un romanzo storico un’importante opera di erudizione. Il paragone immediato, solo al fine di orientare il lettore, è agli scritti di Marguerite Yourcenar che osò rendere “moderna” la voce dell’imperatore Adriano mediante la tecnica della narrazione in prima persona. In effetti l’espediente narrativo usato dalla Mazzucco, per la consumata abilità della scrittrice, non nuova ai trattati storici, raggiunge ne L’architettrice risultati prodigiosi mediante l’attribuzione a Plautilla Bricci degli stessi desideri e delle stesse esitazioni di chi vive la contemporaneità dovendosi affermare in una società magmatica e competitiva come l’attuale improntata a modelli maschili di organizzazione sociale e del lavoro. Non solo, ma il richiamo alle vicende eroiche e sfortunate della Repubblica romana, che nella Villa del Vascello di Roma visse le ore più desolanti, rende ragione anche del complesso “impianto ideologico” dell’opera nel senso della riscoperta dei valori laici e democratici del Risorgimento italiano e della valenza pedagogica degli studi storici ai fini della comprensione del presente. In questa direzione la casa editrice Einaudi – che con particolare cura ha confezionato l’impeccabile veste grafica del romanzo, non trascurando di riportare, nei risguardi di copertina, i disegni originali e tra i capitoli alcuni dipinti della Bricci – fornisce on line (www.einaudi.it/architettrice) tutti i documenti archivistici, manoscritti e libri a stampa consultati dall’autrice con espressa affermazione da parte di colei che ha personalmente compilato anche gli indici, che il materiale “si propone di essere utile ai curiosi delle officine letterarie e agli studiosi che vorranno approfondire e proseguire le ricerche”. La cura e l’intenzione di condividere anche pensieri, nomi e parole sparse che hanno fornito ispirazione al romanzo, conferma ancora una volta quanto l’ingegno di Melania G. Mazzucco nell’attuale panorama letterario italiano, asfittico e permeato da provincialismo, sia prezioso al lettore.



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