L’ardore

L’ardore
Avete presente le lezioni di yoga? Quando la maestra racconta le storie della mitologia indiana e da lì parte poi la conclusione della pratica, con la respirazione e il rilassamento? Se non avete mai partecipato ad un corso di meditazione o non avete una seppur minima curiosità sul pensiero indiano non potete immaginare la quantità di immagini, di suggestioni e di collegamenti con il nostro contemporaneo che quel continente brulicante di miti ci può consegnare. Storie scritte centinaia di anni prima di Cristo che hanno dell’immaginifico, piene di stupore e di epifanie nelle loro dimensioni al di fuori del tempo, con divinità e uomini che preannunciano gli sviluppi del pensiero occidentale di decine di autori (tra gli altri Walser, Freud, Schopenauer, Nietzsche e Kafka). Uno dei miti di questa civiltà nasce più di tremila anni fa: chi abitava quel mondo così lontano erano gli uomini vedici, saggi ossessionati dal rito, che sacrificavano agli dei tutta la loro esistenza in nome di una sapienza (il Veda) abbacinante, omnicomprensiva e per questo dedicata a pochissimi eletti che costruivano quotidianamente cosmogonie, tralasciando gli affari mondani e rivolgendo i loro pensieri al cielo con ardore, origine del pensiero e del mondo...  
Il corposo saggio del patron di casa Adelphi prosegue l’opera - ormai giunta al settimo volume - iniziata nel 1983 con La rovina di Kasch e nota probabilmente ai più per lo stupendo saggio sulla cultura e mitologia greca Le nozze di Cadmo e Armonia. Iniziato come un’idea di commento allo Satapatha Brahmana (uno dei trattati più importanti sui riti antichi indiani, un “contravveleno potente all’esistenza attuale”), il libro si è trasformato, usando le parole dello stesso autore, in un “tentativo di uscire da ogni coordinata geografica e temporale per tornare a osservare [...] certi gesti che ci accompagnano sempre e senza i quali non saremmo”. Questi gesti sono collegati a una moltitudine di storie epiche e pratiche sacrificali che in poco più di cinquecento pagine vengono delineate con una precisione e un amore per la materia che ha pochi rivali nel panorama letterario italiano (e probabilmente internazionale). Questo sforzo di condensare millenni di storia e di civiltà va premiato: rendere mainstream un argomento così ‘off’ come sono i Veda non è da tutti. E anche se il libro in alcuni punti può essere considerato iperspecialistico, il bello sta proprio nel lasciarsi attraversare da un pensiero così intenso come è quello che arde nelle pagine di Calasso. Un libro coraggioso che parla di tutto e di tutti noi, con parole e visioni antichissime, ma non per questo meno attuali di un saggio di storia contemporanea. “Seppur con qualche fatica, una mente occidentale di oggi riesce a farsi strada nei testi vedici e a trovarvi qualcosa di vitale, che in altri luoghi non si trova”. Provate anche voi ad avvicinarvi al “centro irraggiante dell’India”: non ve ne pentirete.

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