L’Arialda

L’Arialda

Periferia milanese, fine anni Cinquanta. Sui prati e dentro le siepi attorno a una cava si consumano amori clandestini e si incontrano coppie di amanti che progettano un futuro assieme. La camiciaia Arialda Repossi, figlia della vedova Alfonsina e sorella di Eros, vive in una piccola e modesta casa con la madre e il fratello. Il suo riscatto a un presente misero e a un futuro senza grandi aspettative è il matrimonio con il vedovo Amilcare Candidezza, padre di Gino e Stefano, detto Quattretti. Ma in paese vive anche Gaetana Molise, “terrona spiantata” che porta scompiglio in molte coppie, causandone la rottura. I fratelli Gino e Stefano Candidezza combattono una perenne battaglia fatta di ricatti, sfide e tradimenti reciproci; il giovane e bellissimo Eros viene tormentato dall’intera comunità per il suo amore omosessuale nei confronti del tenero Lino. Arialda, esasperata dal niente che si ritrova in mano a causa della bella Gaetana, decide di punire e distruggere la vita della rivale, mandando Mina, affascinante paesana, ad infatuare Amilcare, per poi disprezzarlo. Anche il legame tra Eros e Lino è destinato a morire, non si sa se per un fatale incidente o per la cattiveria di chi non vuole che questa unione sopravviva. La cava resta lo sfondo principale dove le coppie si uniscono, si tradiscono e poi si sfaldano, come le pietre che compongono il paesaggio; la miseria trasuda dai muri delle case di un paese che non riesce a fare un passo avanti verso il futuro e la modernità, prigioniero di una società plebea e residuato di un conflitto bellico che ancora fa sentire i suoi effetti…

Principale opera teatrale di Giovanni Testori, L’Arialda è parte del ciclo chiamato I segreti di Milano. Scritta tra il 1959 e il 1960, fece scandalo e fu censurata a causa dei temi riguardanti il rapporto omosessuale tra Eros e Lino. Sarà il regista Luchino Visconti, al quale lo stesso giudice coinvolto nell’opera di Testori aveva censurato il film Rocco e i suoi fratelli, che l’anno successivo porterà in scena lo spettacolo teatrale, con la partecipazione dell’attore Umberto Orsini. Scomparso nel 1993, Giovanni Testori, oltre che autore teatrale anche critico d’arte e poeta, ha raccontato nelle sue opere la periferia milanese e con L’Arialda mette in scena un mondo in cui il confine tra passato e futuro è tangibile. La cava ai margini del paese è forse il luogo simbolo dove gettare il marcio di un passato che ancora incombe, dove buttare i pregiudizi che incatenano i “piccoli” di una società non ancora preparata al futuro e alla modernità in arrivo. Già pubblicato nel 1962 dallo stesso Feltrinelli, il testo si può leggere ancora con un messaggio attuale, perché i sentimenti negativi sono parte integrante delle nostre vite, immerse in un ventunesimo secolo supertecnologico ma dal retrogusto amaro e legato al nostro passato pieno di convenzioni. Alla pietà per le precarie condizioni di vita dei protagonisti, si somma mano a mano la rabbia per l’ottusità di alcuni di essi, che non vogliono vedere oltre il proprio naso, oltre le regole di un mondo in declino. Un testo forte, a suo modo ancora significativo, seppure scritto per una società che non esiste più.



 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER