L’arte di viaggiare

L’arte di viaggiare
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Un viaggio alle Barbados acquistato cedendo al fascino di un dépliant vieppiù ammiccante in un uggioso giorno di inverno è causa di riflessione in merito al tema viaggi intrapresi e rinunciati, sognati, vagheggiati, organizzati e interrotti da parte di personaggi reali come Baudelaire o immaginari come il duca Des Esseintes di Controcorrente di Huysmans. Il viaggio non solo come meta vagheggiata i cui contorni reali finiscono spesso per essere causa di disillusioni, ma analizzato anche in quanto percorso per giungere a tale meta e dunque ecco che l’autore si sofferma sui mezzi di trasporto e i luoghi di transito e sosta: treni, aerei, navi, sale d’attesa, aeroporti, desolati ristori lungo l’autostrada, motel, mettendo a confronto le proprie emozioni e quelle di altri cultori della solitudine come Hopper e Flaubert. La curiosità è il motore che a partire dal XVII secolo ha radicalmente trasformato piccole realtà in un mondo in cui lo “straniero” acquista dimensione familiare e quotidiana, e che ha spinto uomini come Humboldt, Flaubert, Delacroix ai confini del noto per esplorare nuovi territori o percorrere scenari idealizzati in cui inconsapevoli abitanti di luoghi totalmente diversi tra loro vengono radunati dall’immaginario comune in un vagheggiato, indefinito Vicino Oriente…

Alain De Botton organizza un ricco, voluttuoso viaggio, fornendo al lettore invitato a seguirlo un moderno Baedeker dell’anima e scegliendo per ciascun capitolo una o più guide di eccezione per tematiche che vanno dall’aspettativa al ritorno, passando per l’appropriazione del bello, il sublime. Attraverso il percorso che si dipana invitante al di là dei confini sensoriali del libro, l’autore offre non solo un gradevole viaggio nell’arte, la letteratura, la geografia degli ultimi tre secoli, ma dischiude anche il paesaggio affascinante della propria immensa cultura, condivide senza reticenze con i propri compagni di viaggio i suoi incantamenti, il senso di meraviglia che lo ha colto di volta in volta per autori, paesaggi, dettagli come un cartellone ad Amsterdam, disvela i disappunti, le disillusioni, i disincanti che lo afflitto di volta in volta e che lo accomunano a molti dei letterati e degli artisti da lui ammirati o citati. Il messaggio che De Botton sembra tenere maggiormente a condividere con i propri compagni di viaggio, è che si può essere viaggiatori senza uscire dal salotto di casa, che un viaggio di soli pochi chilometri, può riservare al viaggiatore curioso le stesse meraviglie che il periplo di un continente sconosciuto. Con uno stile leggero, colto, elegante , sembra affermare da ogni riga che le attese, i vuoti, i transiti, le malinconie possono essere altrettanto allettanti, invitanti, formativi dell’agognato raggiungimento della meta.



 

 

 

 
 
 
 

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