L’arte ingannevole del gufo

L’arte ingannevole del gufo
Viola è confinata nell’oscurità dalla malattia di cui soffre: lo xeroderma pigmentoso, che le provoca “allergia” ai raggi ultravioletti. È così costretta a rifuggire dal sole e a vivere nella notte, come un rapace notturno. E come un rapace notturno, Viola si muove nel bosco vicino la sua fattoria e osserva, grazie ad uno speciale tipo di occhiali, ciò che gli altri esseri umani durante il giorno non possono vedere. Una notte le capita di assistere ad un omicidio e al sotterramento di una valigetta piena di denaro. Decide però di tenere il segreto per sé, anche quando la madre, leggendo sul giornale dell’esplosione di un’auto proprio vicino casa loro, insistentemente le chiede se ha notato qualcosa nella notte. Pur sapendo che l’uomo ipotizzato morto sul giornale non è in realtà quello che i giornalisti credono e, anzi, è l’assassino, Viola continua a tacere e torna sul luogo del delitto per dissotterrare la valigetta. Entra così in possesso di un’ingente somma di denaro che l’uomo misterioso però tornerà a cercare, mettendo a repentaglio la vita della ragazza e quella della sua famiglia…
L’elemento naturale di questo libro è l’oscurità. L’oscurità in cui la protagonista vive e l’oscurità in cui sono avvolte le pagine del libro, che il lettore deve rischiarare man mano che avanza nella storia per risolvere il mistero che gli si para innanzi. Ma che paradossalmente non è affatto il punto forte della narrazione di quello che in teoria dovrebbe essere un thriller avvincente. Il titolo e il primo capitolo illudono un po’ il lettore, dando l’idea di un plot dalla costruzione particolare, narrata attraverso gli occhi di un gufo, ma appena quegli occhi si rivelano essere quelli di un comune essere umano, che per di più manca di caratterizzazione e sembra volersi nascondere, l’illusione si dissolve. Anche se - a ben pensarci - il buio è complice della West, poiché è proprio grazie al velo di tenebra steso sulle pagine che riesce a nascondere abilmente i difetti della narrazione. Il peggiore? Annoiare il lettore proponendo un personaggio ricco solo di paranoie.

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