L’arte spiegata ai truzzi

L’arte spiegata ai truzzi

Anche un episodio tragico come la Flagellazione di Cristo, Piero della Francesca ha voluto rappresentarlo immerso in un’atmosfera sospesa, quasi immobile, risultato del rispetto rigoroso delle leggi prospettiche e dell’imperturbabilità impressa sui volti degli attori, che “stanno tutti messi come in posa paa fotografia. Tipo che ‘a situazione è drammatica ma però tutti fanno come che no, come nun vonno fà scenate”… Il perché della dolcezza zuccherosa, che gronda dall’Annunciazione di Federico Barocci è presto spiegato: “era l’epoca daa Controriforma, che ‘a Chiesa cattolica ce teneva un botto a ribadì li concetti sua e fà vede che era mejo dii Protestanti, e pe fallo usava metodi dorci e metodi meno dorci, er bastone e ‘a carota. Barocci è ‘a carota”… Con la disposizione contrapposta degli arti del Mosè, Michelangelo ha raggiunto una delle vette più alte dell’arte scultorea: è stato in grado d’infondere l’idea del movimento in un inerte blocco di marmo. Il momento raffigurato è quello in cui Mosè, ricevuti da Dio i dieci comandamenti, torna dal suo popolo in fuga, il quale, nel frattempo, si è convertito al culto del vitello d’oro. “Aho, nun ve posso lassà un attimo soli che taac subbito a disobbedì, eccheccazzo! E Michelangelo anfatti too fa vede co ‘a faccia tutta ingrugnata che je sta pe sbottà, e quasi sembra che sta seduto ma sta pe arzasse in piedi e faje er cazziatone”… La Merda d’artista di Piero Manzoni ha rappresentato un vero e proprio colpo basso nei confronti delle logiche dell’arte contemporanea. Nel 1961 l’artista ha sigillato 90 barattoli di latta, identici a quelli per la carne in scatola, e vi ha applicato un’etichetta con la sua firma. Oggi, quelle scatolette sono vendute a prezzi da capogiro, perché ‒ ammettiamolo ‒ “la gente se compreno pure ‘a merda, si è firmata”…

Non sembra, ma parlare di arte non è semplice. I discorsi tendono irrimediabilmente a dirigersi o verso l’alto o verso il basso. Ad andare su, fino a un’altezza vertiginosa, fatta di termini tecnici, raffiche di citazioni e rimandi a fonti tanto oscure da far assimilare gli storici dell’arte ad una consorteria di carbonari. Giù, fino all’abisso della lettura di superficie, che illude di far capire l’arte senza nessuno sforzo intellettuale. La via di mezzo, la giusta dose di nozionismo ed intrattenimento, talvolta si raggiunge, come nel caso del libro di Paola Guagliumi. Romana, laureata in Storia dell’Arte e attiva come guida turistica dell’Urbe, la Guagliumi ha immaginato di illustrare alcuni capolavori dell’arte di tutti i tempi (dall’Antichità all’Età contemporanea) alla platea dei truzzi, ossia ai giovani della Capitale, inclini alla noia e bisognosi di stimoli continui. Per rendere le spiegazioni interessanti ha scelto di mettersi al loro livello gergale: il romanaccio. Il risultato è sorprendente. Ci si ritrova a leggere di Botticelli, Caravaggio e di Manet con le stesse parole, gli stessi svarioni e gli stessi toni che abitualmente coloriscono i mercati, lo stadio e le ore di ricreazione della Città Eterna. Il tutto, senza scalfire la serietà degli argomenti e la precisione delle interpretazioni. L’idea di spiegare l’arte ai truzzi si è fatta largo nella mente dell’autrice alla fine del 2012, quando, all’interno del suo blog, ha iniziato a pubblicare delle atipiche lezioni di storia dell’arte, oggi, in gran parte, confluite nel volume, che ne ricalca in nome. “Si impara e ci si diverte, anche”, si dice di solito di un bel saggio, corposo e allo stesso tempo godibile. Qui è diverso: ci si diverte e si impara, anche.



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