L’aspra stagione

L’aspra stagione
Cellulosa: impasto diluito che diventerà carta. Carta da pressare, essiccare e asciugare. Un quotidiano nel 1973 costa novanta lire, nel 1975 centocinquanta e nel 1977 arriva a quota duecento. Il 14 gennaio 1976 in tutte le edicole italiane è disponibile il primo numero de “la Repubblica”. E nel primo numero c’è il nome, a firmare un articolo sulla Democrazia cristiana e i primi scandali che stanno coinvolgendo la sede di Frosinone del partito di governo italiano, di Carlo Rivolta. «Carlo era solare, allegro, vivace, intelligente…» così lo ricorda Luciana Castellina che – conoscendone le qualità e il talento – aveva consigliato ad Eugenio Scalfari di assumerlo nel nuovo progetto editoriale. Carlo, ancora ventiseienne, ha già molta esperienza. Ha lavorato come cronista per “Paese Sera” già dal 1971. Sa cosa vuol dire cercare la notizia. Annusare l’aria come un segugio, non stare mai fermi in redazione, scendere per la strada, toccare il polso di una nazione in fibrillazione, guardare le reazioni della gente. Rivolta è vicino al “movimento”, alle prime radio libere. Carlo è figlio del suo tempo. Ha in se stesso tutte le contraddizioni degli anni Settanta: gli slanci e le ricadute, la politica e i sogni infranti sulle piazze insanguinate, l’eroina, il mito del Chelsea Hotel e della cultura americana…
Tommaso De Lorenzis e Mauro Favale raccontano una storia dura, complessa, caleidoscopica. Come l’ha definita Wu Ming 4 «una storia di intelligenza, di acume, e di rovina. Di quelle che fanno venire il fiato grosso. Alla fine della quale, sarò sincero, non si può dire di conoscere davvero il protagonista (chi può dire di conoscere l’eroe?), ma un po’ di più se stessi». Sembra quasi un paradosso. Alla fine della narrazione non conosciamo Carlo Rivolta – o meglio non possiamo conoscerlo più di così – ma accanto a lui abbiamo percorso il crinale degli anni Settanta e Ottanta del nostro paese. Abbiamo provato la passione politica che arde, l’entusiasmo del “movimento” e l’amaro risveglio dal sogno di cambiamento. Agli inizi degli anni Ottanta è l’eroina che invade le piazze e dilaga persino nelle fabbriche. Nessuno ne è immune. Assieme a Carlo Rivolta siamo volati a New York al Chelsea Hotel, il cuore pulsante della nuova cultura. E assieme a lui vediamo l’Urbe cambiare. Modificarsi. C’è uno strettissimo nesso tra il protagonista e la città in cui vive, qualcosa di osmotico e di indefinibile. De Lorenzis e Favale hanno ricostruito, con precisione chirurgica, un’epoca narrando la storia di uno dei tanti protagonisti della stagione più controversa della storia italiana: quella stagione con cui, per citare Benedetta Tobagi, dovremmo fare i conti una volta per tutte per poter riuscire ad andare avanti. L’aspra stagione è un «oggetto narrativo» prezioso, ogni frase è ponderata, meditata, chirurgica. Perché l’eroina ha preso il sopravvento? Perché il movimento, ad un certo punto si è arrestato? “Perché qualcosa s’è rotto. Perché ci siamo guastati. Perché ci siamo bruciati. Perché siamo friabili. Perché le alternative si scartano. Perché il mazzo sta per finire. Perché Moro non scrive più. Perché l’amore ha deragliato. Perché le piazze sono vuote. Perché le piazze sono mute. Perché le cose non vanno. Perché le cose vanno come vanno. Perché ancora vuoi provare piacere. Perché non vuoi più provare dolore. Perché vuoi ancora vedere i colori. E perché la roba è buona”.

 

 

 

 
 
 
 
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