L’atlante delle nuvole

Il diario di un notaio americano di metà Ottocento, giunto sull'isola di Chatham, nel Pacifico, per assistere ai devastanti effetti del colonialismo. L'epistolario di un giovane musicista nel Belgio tra le due guerre mondiali che mette in atto un diabolico piano per intrufolarsi nella vita di un celebre compositore e carpire non solo le sue intuizioni musicali ma anche le grazie della moglie. L'odissea di un'intrepida giornalista che si trova in mano la scottante denuncia di uno scienziato contrario a un catastrofico progetto nucleare e quindi ucciso su commissione dalla propria azienda. Le vicissitudini rocambolesche di un editore inglese in fuga dai creditori nella Londra anni Ottanta. Il testamento di un clone schiavizzato in una sorta di McDonald's della Corea futuristica. L'alba del nuovo mondo all'indomani dell'apocalisse...

Non è inusuale che un romanziere di talento scriva libri intenzionalmente complessi. Anzi, a volte sembra proprio che i romanzi deliberatamente complessi siano gli unici che interessano alla categoria. Ed è un bene: l'albero della letteratura fa cadere i frutti più maturi solo quando lo si scuote con metodo e intelligenza. Mitchell l'albero lo vuole addirittura sradicare, sostituendolo poi con qualcosa che sembra un albero ma un albero non è. Del resto siamo di fronte ad uno scrittore pericolosamente versatile e il suo terzo romanzo, come i precedenti, contiene una infinità di dati, tutti zippati e archiviati in un ordine assai particolare. I 6 protagonisti de L'atlante delle nuvole vivono in punti e momenti assai diversi del mondo e della storia, ma fanno parte tutti di un unico elegante schema, come se si trattasse di 6 strumenti musicali: "Nella prima parte del libro ogni assolo è interrotto da quello del protagonista successivo. Nella seconda parte ogni interruzione viene ricomposta, in ordine", spiega Mitchell. Con l'eccezione del racconto di Zachry, vero fulcro narrativo del libro, viviamo ogni storia due volte, seguendo lo schema 1, 2, 3, 4, 5, 6, 5, 4, 3, 2, 1. Ogni storia è scritta in uno stile diverso, coerentemente con l'ambientazione e il carattere dei personaggi: dallo stile fiorito e pomposo di Mr. Ewing allo stile epistolare di Frobisher, dalla spy-story di Luisa Rey alla commedia sofisticata di Tim Cavendish, dalla cyber-distopia coreana di Sonmi-451 (l'incubo peggiore di Naomi Klein) al minimalismo primitivo e visionario di Zachry. Un carnevale di sapori, colori e atmosfere che disorienta, emoziona, stordisce e finisce dove era iniziato, collassando su se stesso: con Ewing che riflette sul futuro della razza umana mentre contempla l'Oceano Pacifico. L'effetto è a tratti bizzarro: potremmo definirlo un ibrido mutante tra La macchina del tempo di H.G. Wells e Se una notte d'inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Tentativo letterario ambizioso e maestosa allegoria sul potere: corporativo, tribale, commerciale, personale. Un volo d'angelo su millenni e millenni scrutando dall'alto le vite parallele di personaggi molto diversi tra loro ma tutti affascinanti. Peccato ogni tanto si avverta un po' di mal d'aria, ma in fondo passa in fretta.



 

 

 

 
 
 
 

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