L’atlante di smeraldo

L’atlante di smeraldo
È la notte di Natale. Kate è andata a dormire, eccezionalmente più tardi del solito e il sonno si è già impossessato di lei quando sua madre la sveglia di soprassalto, per avvertirla che stanno correndo un grande pericolo. “Bisogna che tu faccia una cosa per me. Bisogna che tu protegga tuo fratello e tua sorella. Promettimi che lo farai”, sono le sue parole. Incredula, con gli occhi impiastricciati di stanchezza, la piccola risponde sì senza sapere che quella sarà l’ultima volta che parlerà con sua madre: i suoi genitori spariranno nel buio della notte mentre lei e i suoi fratelli verranno portati via da un uomo dalla misteriosa identità, con un lungo cappotto logoro e l’aria poco rassicurante. Kate ha solo quattro anni, suo fratello Michael due, Emma è appena nata. Inizia una trafila di dieci anni che li vedrà palleggiati tra dodici orfanotrofi differenti, l’Istituto Saint Mary, distrutto da un incendio, tanti altri, in cui la permanenza dura troppo poco per stabilire relazioni d’amicizia con altri bambini, fino all’Istituto per orfani irrecuperabili e senza speranza Edgar Allan Poe, dove i tre boicottano la possibilità di venire adottati da un’orribile signora convinta che i loro genitori li abbiano abbandonati come spazzatura. Dopo quest’episodio poco gradito alla signorina Crowley, tra le responsabili dell’istituto, cambiano ancora casa per finire a Cambridge Falls, una specie di enorme villa sbilenca, inquietante, piena di passaggi segreti, diretta da un altrettanto inquietante personaggio, l’enigmatico dottor Pym…
L’atlante di smeraldo è la prima fatica dello scrittore americano John Stephens, sceneggiatore di noti serial televisivi come “O. C.” e “Gossip Girls”: è il frutto di una passione per la letteratura, in particolare per quella fantastica, tenuta dentro di sé da anni, relegata in un angolo per esigenze lavorative e riaffiorata come un vecchio amore destinato a  non sparire. Analogamente ai tanti romanzi fantasy di successo, il suo pubblico di lettori comprende giovani e meno giovani, ragazzi e adulti con un debole per il genere. Ma  a differenza di tanti casi letterari degli ultimi anni - perché di un caso letterario si tratta, visto l’immediato successo ottenuto fin da pochi giorni dopo la pubblicazione - l’opera prima di Stephens riecheggia di una cultura letteraria a tutto tondo, con rimandi non solo all’universo del fantastico ma anche a classici come Dickens o Edgar Allan Poe, quest’ultimo chiamato direttamente in causa più volte nella scelta dei nomi. Anche la sensibilità di Stephens e la sua delicatezza nell’elaborare un seppur non eccessivo ritratto psicologico dei vari personaggi appartiene a un bagaglio letterario più variegato, non necessariamente posseduto (o sfoggiato) dai tanti autori specializzati nel genere. Colpisce la maturità della giovane Kate, su cui è incentrato il romanzo, così responsabile nei confronti dei fratelli più piccoli, è divertente la figura di Michael, divoratore di romanzi fantastici e appassionato di nani, palesemente ispirata al suo creatore, fa tenerezza la piccola Emma, coraggiosa e vulnerabile nello stesso tempo. Nello stesso tempo le descrizioni dei luoghi sono vivide e dettagliate, dando a tratti al lettore la percezione di vedere un film, sensazione legata probabilmente al passato di sceneggiatore dello scrittore. L’atlante di smeraldo è il primo volume di una trilogia intitolata The Books of Beginning: continueremo quindi ancora per tanto tempo a sentire parlare di Stephens e dei suoi tre “orfanelli”.

Leggi l'intervista a John Stephens

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER