L’autunno del patriarca

L’autunno del patriarca
Il Patriarca è morto. Riverso sul pavimento, del vecchio despota rimane un corpo decomposto e senza gloria laddove un tempo regnava un concentrato di terrore annichilente a cui tutto sottostava. In un andamento a ritroso la vita del tiranno nell’oscuro paese caraibico si dispiega come un ventaglio di vizi e trame che giustifichino la sua malvagità, di mode e sentimenti folli nel bene e nel male per una donna amata al tramonto della vita, per una madre dipinta con aura divina, per uomini ridotti alla tomba con pretesti di nessuna importanza. Il mondo è lì per assecondare i capricci del dittatore, ruotare indietro le lancette, fare notte il giorno e giorno la notte, assiepare uomini, donne e galline starnazzanti per omaggiarlo di una posticcia folla osannante. La legittimazione a tutti i costi motiva ogni forma di brutalità ed ogni forma di autoassoluzione laddove il potere sia messo in discussione dagli uomini di lettere e di cultura a cui è dato troppo tempo per pensare e per porsi domande, per formulare critiche ed inoculare negli altri un pericoloso germe che si chiama “opposizione”…

Di cosa parla Gabo quando parla del Patriarca? Di tutti quei dittatori e proto-dittatori che da sempre hanno popolato l’immaginario e la storia dell’America Latina; di tutte quelle pratiche di legittimazione del potere e del dominio che accompagnano le dittature come una seconda pelle. Parla di un incubo che si reitera, parla di annientamento, di controllo delle masse e di paura. Il Patriarca non è che l’incarnazione letteraria, il prototipo narrativo di tutti quei regimi autoritari partoriti nel seno della Patria grande ed il suo cadavere marcio un simulacro che li esorcizzi tutti. Un’allegoria potente nella quale - pur con quella vena di sogno inesauribile alla quale Gabo ci ha educati - si mette in scena il teatro degli opposti, la parodia degli oppressi e degli oppressori e nel quale l’elemento principale è, sì, la tirannia ma anche, velatamente, l’antidoto ad essa, l’unico efficace: la cultura, il sapere. Il dubbio.
 

 

 

 
 
 
 

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