L’e-taliano

L’e-taliano

Senza rendercene conto, negli ultimi vent’anni abbiamo assistito a una rivoluzione: per la prima volta l’italiano viene non solo parlato, ma anche scritto quotidianamente dalla maggioranza degli abitanti della Penisola. Lui, l’italiano, che per secoli è vissuto solo come lingua scritta (e poco diffusa, a causa dell’analfabetismo), ora, dopo aver conquistato l’uso parlato, ha finalmente conquistato l’uso scritto di massa. Ah, se non ci fosse stata la telematica… Oggi, persone che abitualmente non scrivono neanche una riga consumano e producono ogni giorno una quantità enorme di testi digitali. Ma nelle scuole e nelle università com’è la situazione? Come si insegna l’italiano? Le piattaforme digitali per la didattica collaborativa e partecipativa vengono utilizzate in tutte le loro potenzialità o sono solo un mero supporto alla didattica frontale tradizionale? Ahi, la telematica… Il web pullula di scritture spontanee, specie in tema di viaggi. Gli utenti, quelli che un tempo erano i destinatari della comunicazione turistica, oggi la usano comunemente, dando vita a recensioni non tanto informativo-referenziali, quanto valutativo-promozionali su servizi e strutture. Novità della telematica… La sfida è aperta da tempo: il web, con le sue peculiari caratteristiche di velocità e concretezza, riuscirà nell’impresa svecchiare il linguaggio burocratico italiano? E soprattutto, siamo proprio sicuri che siano i mezzi telematici i veri responsabili dell’incuria linguistica tanto diffusa? O non sarà, piuttosto, il loro ab-uso a far emergere tendenze pre-esistenti?...

La nuova testualità della lingua del web è stato il tema della giornata di studio che, il 22 aprile 2015, si è tenuta presso l’Università di Salerno. I cinque contributi, opera di altrettanti accademici, sono stati raccolti in questo volume e, pur pensati per cultori della materia, possono risultare di grande interesse anche per un pubblico più vasto. Facebook, Instagram, TripAdvisor e simili sono, praticamente, pane quotidiano per tutti, per cui, anche se il lessico utilizzato dagli autori è quello specialistico, è impossibile non essere coinvolti dalla lettura. Né travolti dalla mole di osservazioni sull’e-taliano degli scriventi dell’era digitale, a cui siamo ormai talmente assuefatti, da non pensare mai di fermarci un attimo ad analizzarlo. Terreno di studio inaspettato e molto promettente (per quello che finora è stato mappato) è TripAdvisor, dove quasi ogni recensione è un distillato delle caratteristiche della neolingua: brevità delle frasi, frammentarietà dei contenuti, mescolamento arbitrario dei registri linguistici e incapacità di organizzare un testo coeso, anche da parte di soggetti mediamente istruiti. Ci hanno sempre insegnato che la lingua è un qualcosa di vivo, in costante cambiamento, perché cambia la società che la produce. In questo momento storico le nuove tecnologie hanno riportato in primo piano la scrittura, ma probabilmente è solo una delle tante fasi della sua trasformazione. Una parabola ascendente, a cui ne seguirà una discendente. O viceversa. Dipende dai punti di vista. Giuseppe Antonelli, prendendo spunto dalle famose cinque W del giornalismo, così sintetizza il significato dell’odierno gesto scrittorio: “allo stato attuale chiunque (Who) scrive dovunque (Where), per raggiungere chiunque in qualunque momento (When) e comunicare, per qualunque motivo (Why), a proposito di qualunque argomento (What).



 

 

 

 
 
 
 

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