L’edicolante di Charlie

L’edicolante di Charlie

Per vendere i giornali bisogna avere un fisico allenato. Il mercoledì per l’edicola di Saint-Germain-des- Prés è un giorno molto impegnativo. Patrick, il proprietario, riceve i nuovi settimanali e intanto deve cominciare a preparare le rese, correggere l’inventario, impacchettare le giacenze. Poi ci sono i quotidiani freschi di stampa da riporre. La sua edicola è sempre aperta: tranne il 1 maggio. Per Patrick è un vanto. Ammette che negli anni precedenti fare l’edicolante era di certo un lavoro più remunerativo. Ora si guadagna meno. Però ci sono sempre i suoi clienti affezionati, i gestori delle attività commerciali del quartiere che comprano tutto solo da lui. Da qualche giorno sono arrivate anche sei copie di “Charlie Hebdo”. Il giornale satirico non si vende tantissimo. Patrick lo ritira costantemente. Questa copia ha in copertina una vignetta sullo scrittore Houellebecq e il suo discusso libro Sottomissione. Tra i clienti abituali di Patrick ci sono anche i disegnatori Cabu e Wolinski che sono un po’ l’anima di “Charlie Hebdo”. Nessuno dei due fa mai cenno al loro giornale. Entrambi sono lettori onnivori e sono molto diversi tra loro: Wolinski sempre trafelato e Cabu che ha sempre la calma di acquistare i giornali e sedersi a far colazione nel bar lì di fronte. Verso le 11, Patrick lascia l’edicola e va verso casa. In una giornata normale ci impiegherebbe una ventina di minuti in auto. Oggi, 7 gennaio 2015, sembra che il traffico sia molto più intenso del solito. Patrick si ferma a fare benzina e viene affiancato da due uomini: in un attimo è costretto a lasciare loro la sua auto. Patrick è arrabbiato. Deve denunciare l’accaduto. Entra in un bar e scopre quello che è accaduto da poco nella redazione di “Charlie Hebdo”…

Anaïs Ginori, corrispondete da Parigi de “la Repubblica”, scrive questo libro sul crinale tra reportage giornalistico e saggio con tono asciutto, facendo parlare i fatti e non i propri sentimenti. Mettere al centro la figura dell’edicolante da cui, realmente, Cabu e Wolinski acquistavano quotidiani e riviste è una idea vincente: da un lato ci permette di vedere i due uomini da un punto di vista completamente diverso da quello a cui siamo abituati e dall’altro permette di mettere distanza tra il lettore e la strage accaduta a Parigi il 7 gennaio 2015. Come tutti sanno l’intera redazione del giornale satirico “Charlie Hebdo” – più e più volte vittima di minacce da parte della frangia più integralista islamica – viene sterminata dai fratelli Kouachi a colpi di AK-47. Sono dodici le vittime: quasi tutta la redazione del giornale – si stava tenendo in quel momento una riunione di redazione – più un addetto alla manutenzione e un poliziotto. È di certo la strage più sanguinosa (e più tristemente famosa) che ha colpito la Francia e l’Europa intera. Anaïs Ginori ci racconta i fatti, non scende mai nei particolari più macabri nonostante lei fosse giunta sul luogo della strage molto presto, con una compostezza e una perizia degni dei più grandi giornalisti. La Ginori indugia sulle vite che circondavano la redazione: l’edicolante di fiducia, un gruppo teatrale che provava lo spettacolo al piano terra della palazzina dove si è tenuta la strage. Potrebbe incalzare con il dolore, compiere lunghe riflessioni sulla libertà di stampa: non lo fa mai. Ci racconta dei suoi figli, di come hanno appreso la notizia mentre erano a scuola, delle domande che hanno posto a lei e a suo marito, di come sia cambiata la vita a Parigi dopo il 7 gennaio 2015. L’edicolante di Charlie è una lettura importante, agile e scorrevole allo stesso tempo, colpisce direttamente al centro del nostro stomaco e al nostro cuore: non perdiamo l’occasione di leggere questo lavoro prezioso e interessante.



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