L’elogio del barista

L’elogio del barista

Rina ha un’ottantina d’anni, ma non accetta di invecchiare. Francesca, una giovane e avvenente donna, non si fa una famiglia perché non è capace di staccarsi dalla madre. Il commercialista settantenne imputa la colpa dei suoi disastri sentimentali e sessuali alla mamma che gli ha sempre preferito il fratello. L’uomo potrebbe essere felice, o almeno sereno, invece fa di tutto per essere infelice. Si crogiola nel lamento, nella sofferenza autocompiaciuta, non vuol sentire parlare di responsabilità. Le colpe dei suoi malesseri sono della mamma, della famiglia, della società, della crisi economica e politica, mai sue. Se un giovane non s’impegna nello studio, non cerca un lavoro, si droga, la causa non è dentro di lui, la causa è un non ben precisato “disagio”. Bisogna uscire dal considerarsi una semplice “mappa”, fatta di comode convenzioni deresponsabilizzanti, e diventare “territorio”, ovvero persona a tutti gli effetti che interagisce con gli altri e non si chiude nel proprio guscio difensivo. Quando impareremo a vivere la vita?

Caterina Ferraresi, psicoterapeuta bolognese, gioca apparentemente con i cliché della propria professione: le idiosincrasie dei pazienti e i tic tipici dell’analista. Dietro a questa leggerezza ironica in realtà si prende molto sul serio, distillando consigli su come si possa guarire (in una parola vivere) dalle malattie della mente e dell’anima senza l’aiuto di altri. L’elogio del barista sono una serie di riflessioni, come è detto nel sottotitolo, sulla (presunta) inutilità della psicoanalisi. Con un linguaggio semplice, da conversazione amichevole, la Ferraresi, strizzando l’occhio al lettore, spiega come spesso le persone non riescano a vivere perché rifiutano di vivere, non accettandosi sia fisicamente sia interiormente. Sarebbe sufficiente coltivare il buon senso, la volontà, un egoismo sano, e condividere le banalità dell’esistenza: la gentilezza, la tolleranza, il perdono. L’autrice indica con chiarezza che la soluzione ai nostri problemi siamo noi stessi: quando sapremo ascoltarci e capire che le difficoltà non vanno rimosse ma affrontate perché non scompaiono da sole, avremo fatto un gran passo in avanti. Sono più efficaci le buone parole di un amico o anche di uno sconosciuto, come il saggio barista Flamingo, per farti sentire meglio e farti capire che quello che ti succede “a volte non è colpa di nessuno”.



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