L’eminenza grigia

Il frate, ormai giunto alle porte di Roma in un bagno di fango (le intense piogge primaverili hanno trasformato le strade in qualcosa di simile a delle paludi), con le gambe coperte di sporcizia fino alle ginocchia, fa di tutto per salvare il salvabile, tirandosi su almeno il saio. Che faccia parte anche questo del disegno che il Creatore la tracciato per lui? Insieme, un altro pensiero gli si affaccia alla mente: quando i cristiani potranno nuovamente riappropriarsi di Gerusalemme? Sono ormai quasi le due - giudica in base alla posizione dekl sole - di un giorno qualunque del XVII secolo. Un altro piccolo sforzo e potrà entrare, ancora una volta, nella Città Eterna. Con la ferma convinzione di essere lì perché il Signore ce lo ha chiamato; e con la fredda determinazione ad essere lo strumento nelle mani di Dio, l’umile ma tenace esecutore della Sua volontà. Costi quel che costi…
Attorno alla figura di François Leclerc du Tremblay, aristocratico fatto monaco col nome di padre Giuseppe e segretario del cardinale Richelieu, Aldous Huxley costruisce - con il suo talento visionario fino al lisergico - quella che si potrebbe chiamare un’opera di docufiction, che parte dalla biografia del protagonista per approdare a una costruzione a cavallo tra il romanzo e il saggio, in cui i temi fondamentali sono il rapporto tra la politica e il potere e la ragion di stato (e degli orrori che possono venir commessi quando si opera compiendo il male, nella convinzione acritica di fare il bene), declinati secondo la specificità della Chiesa cattolica dell’epoca. Un libro eccezionalmente originale e denso - del quale si può ben dire che “si legge come un romanzo”, essendo appunto scritto in forma narrativa - su temi di grande attualità (anche oggi che non c’è più la Chiesa cattolica a uccidere in nome della verità; in compenso abbiamo gli Stati che posseggono l’economia, il pensiero, la democrazia “giusti”).

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