L’energia del vuoto

Fine marzo, all’imbrunire, Roma. In un grande parco al terzo miglio della via Appia, seduta su un rudere di epoca romana, la donna ha qualche brivido di freddo e si avvolge un foulard al collo. Ha sistemato già tutto con cura: la tovaglia di lino stesa per terra, un candelabro d’argento, le scarpe tolte. Lui la raggiunge dalle spalle e l’abbraccia. Si baciano. Lui ha l’irrefrenabile impulso di infilarle le mani sotto il cappottino tre quarti, di sentire il nylon delle autoreggenti che sa lei aver messo di proposito. Come sempre la passione vince sui convenevoli e l’urgenza di possedersi li travolge irrefrenabile. Lei si lascia spogliare nonostante il freddo e si abbandonano per due volte a ad un lungo e travolgente orgasmo. Dopo essersi ricomposti i due apparecchiano con cura e iniziano famelici a mangiare bagnando il tutto con dello champagne, al solo romantico chiarore delle flebili candele. Finché lui improvvisamente sente uno strano intorpidimento attanagliargli la gola, è quasi una brutale dissociazione tra ciò che con i suoi occhi vede, con la sua mente percepisce ma che con il suo corpo viceversa non sembra più riuscire a gestire. Sono pochissimi intensi minuti prima di ritrovarsi riverso di faccia sull’erba bagnata, immobile, assolutamente incapace di compiere qualsiasi movimento e all’apice della disperazione intravedere la donna raccogliere in fretta il tutto e scomparire nel buio della notte… L’ispettore Stefano Pacini ha solo quarantatré anni ma negli ultimi tre si sente irrimediabilmente invecchiato. La separazione da sua moglie Giulia l’ha provato, pur se quel divorzio è avvenuto con tutti i crismi della civiltà, compresa la divisione perfetta del tempo da dedicare ai due loro amati figli. Inoltre al commissariato si naviga oramai a vista in attesa del nuovo Commissario che da lì a breve si insedierà da loro. E Pacini tutto si aspetta di trovarsi di fronte tranne Danielle Quattrucci, una bella, forte e carismatica donna, che fin dal primo istante capisce essersi irrimediabilmente e pericolosamente insediata nella sua mente…

Buona la seconda per Roberto Bragalone, che costruisce un thriller introspettivo di ottima fattura, dosando alla perfezione gli ingredienti più canonici del genere – l’omicidio, l’indagine, la suspense – e altri meno usuali ma forse per questo più interessanti, come l’approfondimento e l’introspezione dei personaggi, soprattutto quelli femminili, tutti diversi nei rispettivi ruoli ma tutti irrimediabilmente accomunati da quel vuoto con il quale per motivi differenti fanno i conti e a cui cercano di porre rimedio. Sarà così per una chef stellata ma anaffettiva nei confronti di suo marito, sposato quasi per caso e tollerato successivamente per interesse viste le conoscenze influenti che l’uomo ha saputo costruirsi. Ma anche per la giovane rampante donna che dell’uomo diverrà proprio l’amante, fino a vederlo stramazzare improvvisamente ai suoi piedi, o del nuovo commissario Quattrucci, donna forte e di personalità con un passato burrascoso alle spalle che suo malgrado farà i conti con la parte più fragile di se stessa, anche grazie al sensibile e disilluso ispettore Pacini che a sua volta sta provando a smaltire il veleno della ferita ancora fresca di un divorzio e vede nella Quattrucci quel barlume di rinascita non solo professionale ma anche e soprattutto interiore. Il tutto con Roma a far da cornice ora torbida e caotica, ora incantevole in scorci mozzafiato e un’indagine – nella quale si intrecciano soldi, politica, società occulte -, da portare a compimento che fungerà quasi da innesco per far scoccare quella scintilla capace di dare il via ad una possibile rinascita e riscatto per ciascuno di loro.

 


 

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