L’epidemia

L’epidemia

Il detective Jensen ha passato all’estero gli ultimi tre mesi della sua vita per un delicato intervento chirurgico al suo apparato epatico. Mentre si trova a colloquio con l’acidulo medico che ha il compito di compilargli il foglio di via, il commissario riceve una cartolina affrancata il cui mittente è nientemeno che il governo della Politica della Concordia. Gli viene energicamente chiesto di prendere parte attiva alla lotta contro i nemici interni ed esterni del Paese. La situazione sanitaria e conseguentemente politica infatti è precipitata in brevissimo tempo a causa di un’epidemia che sembra proprio non lasciare alcun scampo. Il governo, fortemente capitalista, di fronte a questa emergenza si è dimostrato totalmente impotente e, dopo qualche tentativo di arginare il morbo oramai fuori controllo, decide di fuggire all’estero. Le manifestazioni dei terribili socialisti inoltre si sono fatte pericolosamente sempre più frequenti. Il compito di trovare la natura della malattia è arduo non solo per il dolore al fegato che ancora lo tormenta ma anche a causa della totale mancanza di regole in cui versa il Paese. Jensen ha soli tre giorni per compiere la missione prima che il governo adotti le misure drastiche…

Per Wahlöö è una delle penne più famose di Scandinavia: come ha avuto modo di spiegare lo scrittore di culto del momento Jo Nesbø, «Wahloo è il padre di tutti noi, il vero fondatore del genere crime scandinavo». È morto nel 1975 non è conosciuto – almeno in Italia - come meriterebbe. Le sue opere più note comunque sono certamente quelle scritte a quattro mani con la moglie Maj Sjöwall con protagonista l’investigatore Martin Beck: non appartiene a questa saga questo L’epidemia, pubblicato nel 1968, un thriller fanta-apocalittico dalle forti tinte orwelliane in cui l’autore, attivista comunista deportato dalla Spagna franchista, disegna un futuro distopico in cui gli abitanti di un Paese immaginario liberano i propri istinti per ribellarsi a un governo dispotico e liberticida. La malattia diventa quindi metafora del malessere di una cittadinanza schiava di un governo irresponsabile. Una critica feroce al capitalismo più sfrenato, attuale alla fine degli anni Sessanta figuriamoci ai giorni nostri. L’epidemia è un romanzo molto lento: suggerisce innumerevoli spunti di riflessione ma è carente in scene d’azione. Peccato anche per la scarsissima caratterizzazione di Jensen dal punto di vista psicologico.



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