L’erba delle notti

L’erba delle notti
Jean torna indietro, come in agguato. Rilegge il taccuino che ha scritto quarant'anni fa e tenta di decifrarlo; rivisita i quartieri di Parigi dov'era stato e confronta con il presente nomi di luoghi, dettagli incompleti, persone e oggetti smarriti. Jean vuole mettere ordine, capire, attraversare il passato e accorgersi di com'era. Che fine hanno fatto Paul Chastagnier, Aghmouri, Duwelz, Gérard Marciano, «Georges» e soprattutto Dannie? Sono nomi ormai sbiaditi, nonostante ieri occupassero uno spazio che sembrava reale. A volte dei particolari invisibili possono rivelarsi solo dopo decenni, come a guardarli – finalmente – con le lenti adatte. O forse no. Oggi le facciate dei palazzi hanno cambiato colore e il tempo ha cancellato alcune tracce:  ci si trova di fronte a “un cane impagliato, un cane che era stato tuo e a cui avevi voluto bene”...
Frasi concise ma dalla densità accurata crescono tra le pagine de L'erba delle notti, un romanzo nel quale i motivi del giallo s'intrecciano – e si confondono – con una ricerca che è soprattutto interiore e volta a definire l'identità propria e quella altrui. Forse c'è stato un omicidio in questa storia, ma i dettagli sfuggono e forse c'è stato un amore tra il protagonista e una donna, ma è rimasto sospeso nel passato e quindi oggi inafferrabile. Così, un po' come succede in Notturno indiano di Antonio Tabucchi, per trovare riposte viene intrapreso un viaggio. L'itinerario di Modiano però raggiunge la memoria, non luoghi lontani e attraversa una Parigi già visitata mille volte – nell'infanzia, nella giovinezza, nell'età adulta – eppure ad ogni passo diversa. Qui, partendo dai propri appunti e da riflessioni pensate nel corso di quarant'anni, lo scrittore Jean tenta di comporre una narrazione completa della sua vita. Ammesso che questo sia possibile. Non mancano citazioni letterarie, titoli di libri che sembrano segni del destino e parallelismi con La nausea di Sartre. Eppure è tutto così perfettamente dosato che si arriva alla fine in fretta, e dispiace anche. Potere della buona letteratura.

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