L’eredità dell’abate nero

L’eredità dell’abate nero

Firenze, 21 febbraio 1459. Tigrinus è un giovane ladro che non conosce il suo passato né il suo vero nome. Viene chiamato così a causa dei suoi capelli neri striati di bianco che ricordano il manto di un felino. È sera e il ladro, completamente vestito di nero e con il viso coperto dalla pece da calafato, si è intrufolato nei sotterranei dell’abbazia di Santa Trìnita, alla ricerca di una stanza in cui i monaci di Vallombrosa custodiscono un vero e proprio tesoro. Si aggira tra le colonne di marmo; ha poco tempo perché l’officio dei vespri a breve sarà terminato ma è costretto a nascondersi quando sente delle voci. Due uomini stanno parlando d’affari in modo concitato: uno è Giannotto Bruni, banchiere e mercante fiorentino, l’altro è uno sconosciuto col turbante avvolto intorno al capo e uno strano accento. Uno straniero. La discussione sembra prendere una strana piega. I due si azzuffano, poi messer Giannotto emette un urlo disumano. È stato accoltellato a morte e lo straniero è fuggito. Tigrinus ha assistito all’omicidio ma invece di scappare ha cercato di soccorrere il malcapitato: il tempo necessario affinché i guardiani piombino su di lui e lo arrestino. Accusato del misfatto, il giovane viene portato nelle prigioni delle Stinche, dove viene interrogato dal feroce birro Niccolò Vitelli, seguito dal suo fidato molosso Malacoda. Poi accade qualcosa d’inaspettato. A Tigrinus viene offerta la possibilità di essere liberato a patto che faccia ciò che gli propone Cosimo de’Medici, il capo indiscusso della città. Dovrà rapire un monaco proveniente dalla Macedonia che tra un mese passerà per le terre tosche, Leonardo da Pistoia, in viaggio verso Frascati al seguito del Cardinal Bessarione. Così, dopo fughe e peripezie, braccato da Angelo Bruni e Bianca Brancacci, figlio e nipote di Giannotto, assettati di vendetta, Tigrinus intraprende un’impresa piena di pericoli e interrogativi: un viaggio fino alla Morea, nella penisola del monte Athos, alla ricerca di un libro preziosissimo, la Tavola di Smeraldo, di un personaggio enigmatico che tutti conoscono come l’abate nero e di elementi che possano far luce sul suo oscuro passato…

Dopo la trilogia del Mercante di Libri e la saga del Codice Millenarius, torna lo scrittore di Comacchio, ex archeologo e bibliotecario, Marcello Simoni. L’eredità dell’abate nero è un action-thriller storico che inaugura la serie Secretum Saga, ambientata nella Firenze del quindicesimo secolo, che ha come protagonista Tigrinus, personaggio dalle origini ignote, fuori dagli schemi, irriverente, libertario, anticonvenzionale, le cui vicende s’intrecciano alla famiglia dei Medici. Seguendo una formula collaudata, Simoni costruisce un romanzo ricco d’avventura, un intrigo i cui ingranaggi funzionano a meraviglia, un mosaico complesso i cui tasselli trovano la propria collocazione pagina dopo pagina. Sono due gli elementi a dare il la ad una trama che trova il giusto equilibrio tra verità storica e finzione narrativa: il primo lo illustra lo stesso autore nell’introduzione al romanzo. Nel 1459 il monaco Lionardo da Pistoia, durante un viaggio in Macedonia, entrò in possesso di alcuni manoscritti sacri che consegnò al cardinal Bessarione e Cosimo de’Medici. Quelle pagine sono considerate ancora oggi fulcro dell’alchimia e dell’esoterismo e derivano da una tradizione che le attribuisce a Ermete Trismegisto, il dio Mercurio che gli egiziani conoscevano col nome di Thot e i cristiani gnostici come Michele Arcangelo. Il secondo affonda le radici in una leggenda che è giunta fino ai giorni nostri: Cosimo de’ Medici, il nonno di Lorenzo il Magnifico, aveva un gemello, Damiano. Così, L’eredità dell’abate nero si rivela una lettura potente, che introduce il lettore nella Firenze rinascimentale, una città in chiaroscuro, che viveva le luci di un umanesimo che stava radicalmente mutando il sistema dei valori sociali e culturali del tempo, e le ombre delle strade, dei ponti, delle prigioni, delle osterie, dei bordelli. C’è di più: la scrittura di Simoni fa emergere una città dominata dall’Arte del Cambio; apre una finestra sui meccanismi mercantili e finanziari, sulle trame economiche che hanno rappresentato una tappa fondamentale nello sviluppo della società europea. Ancora una volta, dunque, l’autore si dimostra un fine conoscitore della Storia, dando vita ad un thriller che, pur ambientato in un’epoca lontana, mostra tutta la sua forza e la sua attualità. Non resta che attendere il secondo capitolo della saga.



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