L’eroe

Franco Ferrari è allo sbando. La natura della sua anima, il suo fine, il suo significato, sembrano rivelarglisi solo attraverso un gesto unico, estremo, folle, anarchico, rivoluzionario. Ma definitivo. Fruga nella sua memoria, cerca le risposte dei suoi studenti alle domande che da docente universitario gli ha fatto, pensa a tutti i libri che ha pubblicato da romanziere e a tutte le parole che ha suggerito ai suoi lettori. E il volo si ferma lì, dentro una moschea, dove Franco è convinto di dover entrare con una cintura di esplosivo al corpo, e farsi esplodere lì. Un cristiano kamikaze in una moschea. Si stupisce mentre pensa al suo stesso -futuro - gesto, e si ritrova a buttare giù e a tradurre in parole non una confessione, non un testamento, ma piuttosto una cronaca, quanto più fedele possibile, di tutte le tappe che lo hanno portato e porteranno al gesto più difficile e coraggioso della sua vita…

“Non so se tutto ciò che abbiamo inventato, l’incanto e l’impegno, e l’altra vita, motivata con tanta passione, possa essersi autoprodotto per finire invece rinsecchito e inerte per terra, senza promesse”: è questo l’incipit de L’eroe, il romanzo di Farinotti scritto nel 2008 e ripubblicato oggi, a distanza di undici anni, risultando ancora più urgente e vero. Per una volta, la riedizione di un romanzo non sfrutta nessun anniversario o nessuna rimasterizzazione: le parole de L’eroe sono incredibilmente, dolorosamente profetiche, e se nel 2008 potevano suonare allarmistiche, funzionali o nella migliore delle ipotesi pretestuose, nel 2019 echeggiano stranianti e perturbanti, in un mondo che sembra aver perso ogni sembianza di logica coerenza politica e culturale. La storia del protagonista, Franco Ferrari, è una sorta di odissea moderna tutta interiore, che spazia geograficamente e ricorda - per stile e ambizioni - le atmosfere thriller ed esoteriche di Dan Brown, con i suoi affreschi d’arte tradotti in messaggi subliminali, ma solo molto più calate nella realtà. Eppure, nonostante il tessuto fortemente romanzato, L’eroe ha le sembianze dell’attualità più necessaria e consapevole: mutuando (da lontano) da Oriana Fallaci l’asprezza, il cinismo religioso, Farinotti ricostruisce una vicenda che vuole essere apologo morale e insieme semplice intrattenimento, perché senza usare toni dogmatici riesce ad essere quotidiano e declamatorio, fortemente teorico e insieme narrativamente attrattivo. Per arrivare, alla fine ad insegnare tutto senza insegnare niente sulla ricerca dell’identità: ovvero, semplicemente, tragicamente, ad essere realmente consapevoli della propria vita.

 


 

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