L’esame

L’esame
Juan e Clara domani affronteranno il loro ultimo esame. Basta studiare, si sentono ormai pronti ad affrontare il giro di palline che, come in una tombola di paese, deciderà la domanda. Si organizzano con Andrés e Stella, una coppia di amici, per passare la notte a zonzo per Buenos Aires. Caldo soffocante, fiumi di gente, nebbia persistente. Anzi, di più: densa, umida, quasi narcotizzante. Si aggiunge alla combriccola un amico cronista, che finisce per crollare addormentato dopo l’ennesima bevuta affrontata per combattere la calura. Tutta la notte a spasso, da un posto all’altro, a piedi, in taxi, sempre più stanchi, insonnoliti, quasi intontiti, a parlare di letteratura, di metafisica, di fughe dalla realtà. Intorno, un carosello di vie persone figure quasi fantastiche e l’enigmatica e inquietante presenza di Abelito …
Chi ama la linearità, le trame coerenti, i racconti, abbandoni l’impresa. In queste pagine non ci sono fatti o eventi concatenati, se escludiamo la cornice dell’esame. Perfino la prosa è rotta, nelle pagine irrompono parentesi, citazioni letterarie e di canzoni, pensieri dei protagonisti che si inseguono e talvolta non si ricompongono. La corrispondenza tra lo stato d’animo dei ragazzi e quello del lettore è per questo pressoché totale: disorientamento, mancanza di punti di riferimento, instabilità. C’è chi legge tra le righe una preconizzazione degli eventi tumultuosi dell’Argentina peronista e post peronista. Verità? La pubblicazione postuma induce a pensare che, a metà degli anni cinquanta, questo testo fosse quantomeno inopportuno. Il bello è che, in fondo, ogni lettore può ritrovare in mezzo a questa nebbia fitta il piano di lettura che vuole. Purché non sia il piano della logica.

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