L’esca

Le 6083 anime di Falls, una cittadina linda e pinta della Carolina del Nord, si conoscono da generazioni per nome e cognome: se un ragazzino cade dalla bici a tre isolati da casa c’è sempre un vicino che si precipita fuori a mettergli un cerotto sulla sbucciatura e telefona ai genitori per rassicurarli. Poiché è una città di contadini, gli abitanti di Falls idolatrano gli specialisti dallo spirito pratico, e tra tutti il loro medico condotto Marion “Doc” Roper, che da quarant’anni abita in una villetta in legno a Riverside, il più bel quartiere di Falls, dove sono le case più belle, proprio sulle sponde del fiume Lithium, “accanto al mutevole umore delle acque, alle migrazioni annuali delle anatre”. Roper si prende cura di dodici isolati di Falls e non solo: non ha mai ottenuto una specializzazione in Chirurgia, ma manovra il bisturi come un artista, costa poco, è simpatico e affascinante e a volte si scorda persino di mandare il conto a fine anno ai suoi pazienti. Così, quando annuncia di dover andare in pensione, quaranta famiglie vogliono organizzare quaranta feste in suo onore. C’è però una cosa che non convince in Doc Roper: sembra troppo “perfetto”. Non un vizio ridicolo, non un hobby ossessivo: forse ora che andrà in pensione il tempo rovescerà questo stato di cose. Troppo tempo libero lo farà deragliare?

Originariamente contenuto nella raccolta Local Souls (nonostante si attesti sulle 200 pagine circa) e poi pubblicato anche da solo, questo L’esca ibrida meravigliosamente un tono quasi biblico – che si riflette anche sulla struttura dell’opera, divisa in un Libro Primo a.C. e un Libro Secondo d.C., nei quali in realtà l’evento attorno al quale si misura il tempo non è la nascita di Cristo bensì un disastroso alluvione che devasta la immaginaria cittadina di Falls – con una scintillante descrizione della provincia americana del sud a metà tra William Faulkner e Truman Capote. Peccato per la sostanziale intraducibilità – malgrado l’ottimo lavoro di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini – della lingua di Gurganus, che si approccia alla prosa come farebbe un paroliere a un brano musicale, lavorando come un miniaturista a ogni sequenza di parole, al sound ogni singola frase. Non è però (incredibilmente, vista l’arte di Gurganus) lo stile a fare breccia nel cuore del lettore: piuttosto l’umanità dei personaggi, l’ironia e la profondità con cui sono descritti e con cui interagiscono. Attorno al disinvolto e carismatico medico “Doc” Roper orbitano trent’anni di vita dei suoi concittadini, con i loro segreti e le loro infelicità, con le loro miserie e le loro grandezze: e magicamente, grazie al talento immenso di Gurganus, quelle persone – malgrado siano così caratterizzate geograficamente e culturalmente – diventano tutti noi, ci rappresentano, facendo acquisire a L’esca quell’universalità che è retaggio esclusivo della grandissima Letteratura.



 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER