L’esercito dei 14 bambini – Fuga impossibile

L’esercito dei 14 bambini – Fuga impossibile

È trascorso un mese dalla disastrosa grandinata della mattina del 28 settembre 2024, dal terremoto e dalla conseguente fuga di sostanze chimiche dai depositi militari del NORAD: all’inizio si erano salvati in 14 tra bimbi e ragazzi sorpresi dalla pioggia letale di sassi ghiacciati sui due scuolabus di Monument, Colorado: grazie al coraggio dell’autista del bus delle elementari e delle medie, la signorina Wooly, avevano trovato rifugio nel supermercato Greenway. Il tempo al sicuro tra scaffali colmi di generi alimentari, vestiti e giocattoli è solo un ricordo: Brayden è morto, Josie - che si era presa cura dei più piccoli nelle prime giornate - si è sacrificata: portatrice del gruppo sanguigno 0, ha dovuto rimuovere la maschera antigas ed inalato i composti chimici per difendere i suoi amici da un soldato impazzito; respirare quelle sostanze l’ha trasformata in una belva assetata di sangue: ha ucciso il militare, forse anche lei è morta. Astrid porta avanti la sua gravidanza, terrorizzata dalle notizie secondo cui le donne incinte che abbiano respirato i composti vengono prelevate da soldati e sottoposte a sperimentazioni. Dean, innamorato di lei, prova a prendersene cura. Jake, il padre del bambino, trascorre da ubriaco la maggior parte del tempo. Niko, il leader del gruppo, ha tra le mani un giornale, e su quel giornale c’è un articolo corredato da una foto: parla del campo di isolamento dei “soggetti gruppo 0” in Missouri, dove ai prigionieri sono riservati trattamenti inumani. L’immagine è chiarissima: mostra una guardia che picchia un’internata. E quella prigioniera è senza alcun dubbio Josie. La sua Josie. C’è una sola cosa da fare: organizzare un piano per andare a salvarla…

Emmy Laybourne, scrittrice specializzata nel genere YA, sceneggiatrice, autrice di testi teatrali e con un passato da attrice in pellicole come Superstar, con questo L’esercito dei 14 bambini - Fuga impossibile (in originale Monument 14: Savage Drift) chiude la “trilogia di Monument” (dal titolo originale del primo dei tre romanzi), forse troppo frettolosamente candidata a succedere alla saga degli Hunger Games. In questo ultimo volume si alternano le voci di Dean - narratore originale che nel corso dei tre romanzi ha perso quella approssimazione alla scrittura adolescenziale che ne costituiva comunque un elemento peculiare – e di Josie, che smessi i panni della mamma-ragazzina dedita ai bimbi più piccoli del gruppo à la Wendy Darling, permette all’autrice di cimentarsi con i processi di introspezione di una adolescente che ha dovuto uccidere per difendere se stessa ed il suo gruppo, delineando interessanti dinamiche di trasformazione e catarsi che conferiscono spessore ad un personaggio che era apparso - almeno fino alla trasformazione descritta nel volume precedente - fin troppo stereotipato. I racconti dei due – pur con un po’ di stanchezza nel ritmo, soprattutto nei primi capitoli – procedono parallelamente, con una divergenza nell’utilizzo dei tempi che vede la cronaca di Dean declinata al passato ed il racconto di Josie al presente, quasi una sorta di flusso di coscienza. Èstato da tempo annunciato un film tratto dal primo volume del ciclo, prodotto dalla Strange Weather Films e affidato alla regia di Sandy Widyanata, ma di cui al momento non è nota la data di inizio riprese.



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