L’esercizio

L’esercizio

Guardare le persone aiuta Giorgia a combattere il disagio che la tormenta. Nella sua mente, per ogni persona, si creano immagini delle loro attività nella quotidianità e nel privato, attività comuni come riempire la lavatrice, sbadigliare in ufficio, cucinare, andare a prendere i bambini a scuola. E il supermercato, dove tante persone si avvicendano con rapidità, acuisce il fenomeno e, a fine turno, Giorgia si sente stremata e vorrebbe solo dormire. Ecco perché odia i supermercati. Ogni tanto vorrebbe parlare a Filippo – con cui da tre anni divide un appartamento al piano rialzato di un condominio, a Lambrate – delle sue allucinazioni e della sua incapacità di frenare i pensieri, vorrebbe spiegargli come si sente e confessargli che tutto le appare difficile. Ma non può, ha aspettato troppo, certe cose vanno rivelate all’inizio di una relazione, prima che il rapporto si assesti e prima che gli equilibri si instaurino. Ora è tardi, tanto più che anche Filippo sta attraversando un momento difficile. L’infarto del padre lo ha costretto a ridimensionare i suoi sogni e ad occuparsi della gestione del bar di famiglia, schiacciandolo in un presente ben diverso da quello che avrebbe voluto vivere. Mentre Giorgia è in servizio alla cassa del supermercato, un mercoledì, qualcuno agita una mano sotto al suo sguardo per attirare la sua attenzione. Lei lo riconosce immediatamente: è Mauro, il suo insegnante di teatro, l’uomo che lei ha mollato tempo addietro a metà di una stagione teatrale di successo. Mauro la invita per un caffè qualche giorno dopo e le confessa di avere una parte, in un nuovo lavoro teatrale, che solo lei può fare. Recitare le manca, la recitazione potrebbe essere una via di fuga, un modo per gestire gli effetti collaterali del supermercato. Che fare quindi? Accettare l’offerta di Mauro e cominciare a studiare il copione oppure rinunciare? È così difficile, per lei, scegliere che cos’è la verità…

Un burattino difettoso, un guscio vuoto, una pagina bianca tutta da scrivere, un esemplare umano da riparare. Questa è Giorgia, che già dalle pagine iniziali del romanzo appare in contrasto stridente con il tipo di vita che ha scelto di condurre. Giorgia è malata, schizofrenica e la malattia – a lungo e con fatica tenuta nascosta a tutti e soprattutto a Filippo – esplode e distrugge la sua identità. A riprogrammarla ci pensano Mauro e Filippo, i due personaggi maschili della storia, tanto diversi ma ugualmente deboli. Uno è un manipolatore egocentrico travestito da altruista, l’altro è talmente prigioniero di una particolare vigliaccheria da abbassare gli occhi e preferirla a qualsiasi altra possibilità. I due uomini si cimentano in un tentativo surreale: se è vero che, sul palcoscenico, realtà e finzione si sovrappongono e se è vero che Giorgia è sempre stata una bravissima interprete, allora per restituirle una personalità sarà sufficiente scrivere un copione in cui il personaggio principale sia una versione sana della stessa Giorgia che, interpretando se stessa, bene come solo lei sa fare, potrà tornare alla normalità. I due uomini diventano quindi scrittori e drammaturghi, si ritrovano complici e, allo stesso tempo, avversari e conducono un gioco via via sempre più pericoloso per inventare e reinventare la personalità di Giorgia, semplice robot nelle loro mani, basandosi unicamente sulle loro convinzioni, sulle loro proiezioni e sull’esercizio della personificazione. E, quel che è peggio, Mauro e Filippo non sono in grado di resistere alla tentazione di manipolare Giorgia, approfittando dell’estrema vulnerabilità cui è sottoposta a causa della malattia. Il romanzo di Claudia Petrucci (vero burattinaio della storia), bellissimo, prende spunto da schemi classici della letteratura contemporanea per aprirsi poi su spazi inattesi. Il tema della manipolazione e della riprogrammazione umana, così caro ad una certa letteratura ben diversa da quella che si respira in questo romanzo, viene affrontato con estrema eleganza e si mescola con maestria al tema millenario del rapporto tra persona e personaggio, tra vita e palcoscenico, tra realtà e finzione, tra illusione e libertà.



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