L’estate in cui ho cambiato il mondo

L’estate in cui ho cambiato il mondo

Nina sa che è iniziato tutto con i fiori della signora Chung. L’ha vista osservare sconsolata due cassette piene di fiori che la gamba ingessata e le stampelle non le permettono di piantare e ad un tratto ha pensato prima a quando il signor Chung spalava la neve dal marciapiede liberando anche il vialetto della famiglia di Nina, in amicizia, senza nulla pretendere in cambio, poi a quanto un suo professore le disse l’ultimo giorno delle scuole medie: “Molto spesso sono le cose comuni, quelle che passano inosservate, che finiscono per fare la differenza”. E in un attimo Nina decide che ci penserà lei a quei fiori, ma di nascosto, senza che nessuno lo sappia. Perché per la prima volta nella sua vita non vuole aspettare che qualcun altro si faccia avanti. Per la prima volta sente una sensazione di urgenza dentro di sé che la incita ad agire, a fare qualcosa, a incidere sulla realtà. È così che tutto inizia, così che prende vita il progetto di compiere, da qui all’inizio della scuola superiore, ogni giorno una buona azione, per un totale di 65 piccoli gesti che possano passare inosservate ma che facciano la differenza. Gesti che non dovranno costarle nulla e che dovranno rimanere anonimi...

Per molti di noi sapere di poter incidere positivamente sulla vita degli altri è fonte di gratificazione e autostima. Non importa quanto il gesto sia plateale o quanto profondo l’effetto. Spesso non importa nemmeno che l’altro sappia che siamo stati noi a compierlo. Indubbiamente il solo averlo fatto però ci inorgoglisce creando un circolo virtuoso in cui un gesto ne attira un altro e poi un altro ancora, e ancora. Diventa così facile simpatizzare con la protagonista de L’estate in cui ho cambiato il mondo. Una ragazzina tredicenne come tante, nessun segno particolare se non questa urgenza - tenerissima agli occhi di noi lettori - di fare qualcosa. E lei ci riesce. Riesce a rimettere in moto le vite dei suoi familiari, dei vicini e dell’intero quartiere. Tutto attraverso piccoli, piccolissimi gesti, attraverso “quella fiammella che si era accesa nel mio cuore” e che ora “sta facendo il giro della strada, illuminando una casa dietro l’altra”. Una protagonista amabile per una storia che, una volta posato il libro, lascia proprio di buon umore.



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