L’estate del 78

L’estate del 78
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Mondello, estate 1978. Il giovane Roberto è alle prese con i problemi di tutti i ragazzi della sua età: gli esami di maturità, gli amici, le ragazze e una fame di libertà che va formandosi e affermandosi. In un pomeriggio come tanti, avvolto nel caldo siciliano, decide di scendere in strada e comprare un gelato per poi tornare a casa, indossare un paio di ciabatte e lasciarsi trasportare dalla tranquillità estiva. La via è breve, ma accade l’imprevisto. Seduta sul marciapiedi sotto casa, una mano a schermarsi dal sole e gli occhi sull’asfalto, c’è sua madre. Elena ha abbandonato casa e divorziato da Vittorio già da due anni, e in quel luglio del ’78 ha deciso di voler rivedere i figli, Roberto e suo fratello. Ma due anni di assenza non si cancellano, non si può dare un colpo di spugna, fingere che niente sia successo, che tutto vada bene e che ogni cosa si trovi al proprio posto. L’imbarazzo c’è, e il non detto si dilata tra madre e figlio come se avesse una sua consistenza fino alla nuova separazione, quando lei decide di tornare nella casa in cui vive dal divorzio. Il loro è un abbraccio che ha il sapore di un arrivederci, carico di premesse per un futuro incerto, sì, ma della cui esistenza Roberto non avrebbe dubitato. A novembre, però, appena tre mesi dopo l’incontro, Elena si toglie la vita in casa propria. E quell’abbraccio diventa un addio, uno strappo che lacera un’esistenza…

È un libro di una bellezza struggente, L’estate del ’78, che possiede un’intimità rara e una violenza emozionale a cui nessuno può dirsi immune. Alajmo, romanziere prolifico, finalista al Premio Strega, giornalista e autore per il teatro, ha abbandonato la finzione per dedicarsi a un reportage delle emozioni che ripercorre gli anni più duri di un animo che con la sofferenza ha dovuto fare i conti per necessità. Con coraggio e fedeltà a sé stesso, con un realismo sia dei fatti sia dei sentimenti, esamina quella lacerazione quasi impossibile persino da sfiorare. Con delle pennellate decise, un uso della parola forte e sicuro che sa colorare pagine di alto valore stilistico, ha raffigurato con potenza e insieme fragilità i dolori di un’intera generazione. Sì, perché Alajmo, come ogni grande scrittore che si rispetti, ha l’incommensurabile capacità di universalizzare sentimenti profondi e radicati. In quell’estate del ’78 siamo tutti Roberto. Partecipi, coinvolti. Ripercorriamo una vita in equilibrio sulle corde del cuore dell’autore, sbirciamo nella sua infanzia, ci affezioniamo alla defunta Elena. Madre amorevole, moglie difficile, donna complicata. La guardiamo combattere i suoi stessi demoni, i polsi fasciati per tamponare la vita che stava per scappare da quelle vene stanche, gli occhi assenti di chi in effetti si trova altrove. Viviamo una storia che non ci appartiene e che, incredibilmente, allo stesso tempo sentiamo nostra fin nel profondo.



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