L’estate dell’amore perduto

L’estate dell’amore perduto

Agosto 1963. Alice vaga nel bosco, i capelli raccolti in un berretto con la visiera lunga, gli abiti di colore neutro per non dare nell’occhio, il quaderno di ornitologia e il libro di poesie strette in mano. Indugia nelle zone d’ombra coperte di muschio, ascolta il trillare degli uccelli, osserva le piume colorate tra il verde degli alberi e intanto spera di sentire il rombo dell’Austin-Healey di Thomas Bayber, il ventottenne pittore vicino di bungalow, troppo vecchio per lei. Sente arrivare l’auto e si accovaccia in un piccolo avvallamento tra le felci. Lo osserva spengere il motore, accendere una sigaretta e fumarla a occhi chiusi. Thomas scende e Alice sposta un piede, un scricchiolio lieve, ma sufficiente a far voltare Thomas verso il nascondiglio della ragazzina, non la può vedere ma lei osserva le sue labbra che senza dubbio sussurrano “Alice”...

The gravity of birds è il titolo originale - più azzeccato di quello italiano - de L’estate dell’amore perduto, romanzo di esordio di Tracy Guzeman. Una storia interessante, con un intreccio psicologico ben strutturato e uno stile narrativo fluido, elegante. La narrazione si svolge su due piani temporali diversi e si dipana tra colpi di scena che tengono alto l’interesse e danno lo spunto a deduzioni smentite in maniera naturale e logica. I personaggi, gli ambienti, gli uccelli, ma soprattutto i quadri, elementi fondamentali del racconto, sono descritti come veri e propri dipinti in punta di pennello, con tratti delicati o vigorosi, l’emozioni dai colori forti o tenui, il contrasto deciso o sfumato tra la luce calda della vita e l’oscurità inquietante dei segreti. Non c’è giudizio sulle imperfezioni umane, ma l’ineluttabile scorrere del tempo e la consapevolezza che ogni scelta, o non scelta, specialmente presa nell’impeto emotivo, porta con sé conseguenze che creano un incontrollabile effetto domino. L’autrice si muove sicura tra sottili confini emotivi, tratta con levità e freschezza tematiche pesanti, che trapelano in una sorta di pudore innocente, senza togliere sensualità e pathos. Una trama ottima anche per una realizzazione cinematografica, da assaporare pagina dopo pagina, che parla di pittura e ha la consistenza tridimensionale di una scultura.



 

 

 

 
 
 
 

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