L’estate infinita

L’estate infinita

Toscana, 1972. Ivo Barrocciai ha un progetto: chiudere la fabbrica di coperte di suo padre e aprirne un’altra, molto più grande. Lì produrrà ogni tipo di tessuto – loden, cashmere, alpaca e persino fibre nuove. Vuole osare. Rischiare. Brevettare. Espandere. Esportare. Ha messo gli occhi su un vasto terreno e vi immagina già un capannone a due piani, con scale di marmo, un ufficio personale esteso quanto un campo da tennis e una piscina sul tetto – olimpionica, sia chiaro. Sarà un’opera faraonica. Alcuni pensano sia un pazzo, altri lo invidiano e in segreto sperano fallisca. “Voglio essere libero di fare e disfare” spiega Ivo quando dà l’incarico a Cesare Vezzosi detto Il Bestia – un asso del tennis che solo da poco si è messo a costruire, e non fabbriche ma appartamenti. Poi Barrocciai offre l’opportunità della vita anche a Pasquale Citarella, un imbianchino arrivato dall’Irpinia. Pasquale non può far altro che lasciarsi travolgere dall’entusiasmo: “Ce la metterò tutta, Signor Ivo, non si preoccupi. Imparerò. Andrà tutto bene”…

L'estate infinita racconta un’Italia nella quale il lavoro non manca, chiunque può assicurarsi un futuro dignitoso dando vita a imprese anche folli e la gente insegue “l’idea screanzata e umanissima che la vita possa essere la benzina dei sogni, e che i sogni non riguardino gli ideali – ah, gli ideali!- ma le cose”. Come una fabbrica, il romanzo è una vera e propria opera collettiva nella quale gli stessi personaggi – Ivo, Il Bestia, Vittorio, Arianna e Pasquale – si rivelano a turno passandosi il testimone da protagonista. La storia procede come un motore instancabile per un decennio e anche se ogni tanto a qualche personaggio scappano frasi che oggi risultano amare (“Non è mai successo che i figli stiano peggio dei loro padri e delle loro madri, che il futuro sia peggio del presente”), non si sprofonda mai nel rimpianto. Tra queste pagine c’è spazio solo per l’ottimismo senza confini di Ivo Barrocciai e per la sua ingenuità allegra quando chiede “Debbo qualcosa, o è tutto gratis come penso?”. Chi ha già letto L’età dell’oro – un romanzo scritto da Nesi nel 2004 nel quale Ivo Barrocciai è l’assoluto protagonista – sa molto bene quando e come a quest’uomo sia poi toccato saldare il conto.



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