L’estate senza ritorno

L’estate senza ritorno
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A Sandhamn, popolare località di villeggiatura sul mare, si festeggia la festa del solstizio di mezza estete. Camminando tra i turisti e i residenti che affollano i pontili, due giovani agenti della polizia locale ritrovano una ragazzina in stato confusionale: è Ebba, e ha passato la festa del solstizio con i suoi amici Christoffer, Tobbe, Felicia e Victor. I suoi amici sembrano scomparsi e, soprattutto, Ebba non si ricorda né dove si siano visti l’ultima volta né come lei si sia ridotta in quello stato. Intanto Jonas e la sua nuova compagna Nora (amica dell’ispettore Andreasson) sono alla ricerca di Wilma, la figlia adolescente di Jonas che pare, anche lei, sparita nel nulla. Quello che pare essere solo un caso di troppo alcol e feste eccessive tra minorenni si complica quando viene ritrovato un cadavere… “La frangia chiara si era spostata, scoprendo una grossa ferita sulla tempia sinistra. Un rivolo scuro correva lungo la guancia, i capelli si erano incollati al sangue rappreso. Gli occhi spalancati erano privi di espressione”. A risolvere il caso viene chiamato l’ispettore Thomas Andreasson, che dovrà destreggiarsi tra le versioni contraddittorie dei ragazzi e degli adulti, che paiono avere anche loro qualcosa da nascondere…

L’estate senza ritorno di Viveca Sten è un buon giallo che avrebbe però potuto ambire a essere un romanzo anche migliore. Ci sono punti convincenti, che sono quelli che garantiscono il successo della scrittrice svedese: la Svezia, innanzitutto, con le sue ambientazioni e tradizioni che, almeno a noi, paiono molto esotiche e adatte a ospitare i peggiori criminali (ignorando qualunque dato statistico sulla violenza in Svezia). Soprattutto Sandhamn (città cara alla Sten, che lì ha trascorso l’infanzia) ci ricorda da vicino la Cabot Cove di Jessica Fletcher: un luogo puramente narrativo, piccola cittadina alla quale dobbiamo concedere una forte sospensione dell’incredulità, e dove tutto può accadere. Secondo punto a favore del romanzo è il ritmo serrato della narrazione: si susseguono ben 99 brevi capitoli che alternano punti di vista e piani temporali. Il risultato è senza dubbio piacevole, ma resta l’impressione che questo mondo di adolescenti insoddisfatti e potenzialmente pericolosi avrebbe potuto essere meglio esplorato, al di là delle prevedibili sbronze da festa; alla fine – senza troppi spoiler – i genitori si riveleranno essere più pericolosi dei loro figli, disinnescando così quello che poteva essere il vero elemento disturbante del romanzo.

LEGGI L’INTERVISTA A VIVECA STEN



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