L’età dell’oro

L’età dell'oro

Un bar angusto, un tavolino sgangherato, due sedie, un barista cinese che prende ordinazioni. E poi loro due, uno di fronte all’altro. Gianluca Morozzi e Paz, al secolo Andrea Pazienza. È Morozzi che parla, scioccato, turbato e anche un po’ sudato per quell’inaspettata, mitica presenza seduta proprio lì, dinnanzi a lui. E allora, mentre il barista cinese tarda ad arrivare, Morozzi cerca di riempire quel terribile silenzo d’imbarazzo, iniziando a raccontare... Il giorno della svolta, spiega Moroz al Paz, è il 15 giugno dell’88. Lui non è altro che il classico diciassettenne che, dopo l’ennesima serata al Dragon Pub passata a trangugiare la non ben identificata Eku 28, viene trascinato di peso in coma etilico sul sedile posteriore della Golf nera dell’amico Brenno, all’epoca unico neopatentato del gruppo, in attesa di essere scorrazzato per il più classico dei divertimenti anni ’80 tra amici. Il puttan tour. Ed è proprio lì, su quel sedile, durante quell’allegra scorribanda, che al giovane Morozzi balena per l’appunto la più classica delle intuizioni. Lui è un genio. Un fottutissimo genio che ha appena avuto l’illuminazione. Ha appena partorito l’idea per un racconto che non aspetta altro che essere scritto. E così il giorno seguente, il 16 giugno dell’88, conservata l’idea, smaltita la sbornia, Danza col diavolo finisce su carta, pronto per intraprendere finalmente il decoroso e meritato viaggio che compete ai capolavori appena sfornati. L’invio ai concorsi letterari...

Immaginate passeggiando di scorgere Gianluca Morozzi seduto ad un tavolino scalcinato di un bar, impegnato in un’amorevole conversazione col fantasma di Andrea Pazienza. Quello che le vostre orecchie ascolterebbero sarebbe l’esilarante biografia in presa diretta dello scrittore bolognese, prolifico in libreria quasi quanto Ezio Pascutti sotto porta. No, non sono allucinazioni, questa è semplicemente la splendida trovata della Italica edizioni – casa editrice che ha in Enrico Brizzi la sua anima - per la collana “L’introvabile”, fatta di sole 333 copie, tutti esemplari unici e autografati. E così Morozzi, grazie al suo immancabile, ironico timbro stilistico, ci regala (dinanzi ad uno stupito, divertito e silenzioso Paz) il racconto di un’età dell’oro, quella di un’Italia e più in particolare di una Bologna che negli anni della giovinezza di Morozzi pareva essere l’indiscutibile centro di gravità permanente di un fermento culturale che aveva pochi eguali nel Bel Paese – e di cui proprio Pazienza rappresentava il più degno rappresentante -. Un’età dell’oro che pare oggi essere irrimediabilmente perduta. E allora, attraverso le proprie mirabolanti peripezie, dai primi acerbi e scalcagnati passi nell’editoria fino alle pubblicazioni di prestigio - ma sempre per fortuna senza prendersi mai totalmente sul serio - sarà lo stesso scrittore bolognese a interrogarsi se per caso, come per i protagonisti di “Midnight in Paris”, «[...]  non è possibile che, chissà, magari stiamo dando vita noi, in questo momento, a quella che un giorno verrà ricordata come una nuova età dell’oro? Non potremmo essere noi, l’età dell’oro?»



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