L’età ridicola

L’età ridicola

Torino. Sono le sette e trentadue e la vecchia, svegliata dai dolori alle braccia e dal ronfare del gatto Veleno, si mette a leggere mentre il caffè si raffredda nella tazzina appoggiata sul comodino. Squilla il telefono. È l’amica Malvina, la chiama per avvisarla che Germana, in visita presso parenti a Birmingham, è probabilmente rimasta coinvolta nell’attentato terroristico che ha colpito l’aeroporto. La vecchia cerca di calmare l’amica sconvolta dalla tragedia, di farla ragionare. I parenti di Germana non stanno a Birmingham, ma a Liverpool e, cosa ben più importante, Germana è morta tre anni prima. Malvina tace, riflette, cede. Brutta cosa la perdita di memoria che colpisce più o meno tutti a una certa età. La vecchia si alza. Alle otto la raggiunge Gabriela, la ragazza straniera e piena di complessi che l’aiuta con le faccende domestiche e le commissioni. La vecchia affronta risoluta le sue giornate, ha esaurito gran parte della sua voglia di vivere con la morte di Nora, l’adorata compagna. Adesso le sue attenzioni si dividono tra il gatto e l’amica Malvina, che per fortuna ha la chiacchierona ed energica Ana ad assisterla. Peccato non sia più tanto lucida e gli acciacchi le creino qualche problema a camminare. La vecchia invece deve fare i conti con l’artrosi, ma tutto sommato pur con novanta anni di vita sulle spalle è ancora autonoma, capace di lavarsi e vestirsi da sola. Non male…

Margherita Giacobino è una giornalista, traduttrice e scrittrice di origini torinesi, con una ricca carriera alle spalle che vanta un importante impegno sui temi gender. In questa sua ultima impresa letteraria L’età ridicola, sonda la mente di una donna di novant’anni di cui non svela il nome, tradita dalla vita che le ha portato via il suo grande amore, condannandola alla solitudine. Così la “vecchia” osserva il mondo con cinismo, in attesa della morte, infastidita dalle debolezze di un corpo decadente. La mente ossessionata dai ricordi del passato non le dà tregua, continua a rimuginare e a rimpiangere l’amore, gli amici, la carriera, la giovinezza. Ad assisterla tutti i giorni una giovane badante straniera, Gabriela, che mostra un carattere fragile e schivo, schiacciata da una famiglia disfunzionale e da tanti segreti e che per prendere sonno la notte guarda video di gattini. Un atteggiamento debole che dà sui nervi alla vecchia. Combattuta tra il voler condurre la propria esistenza con distacco in attesa della fine e la curiosità di conoscere la causa delle paure di Gabriela. Il romanzo è ricco di spunti, gli argomenti trattati sono tanti: la solitudine dovuta alla vecchiaia, a un lutto, a differenze generazionali e culturali; l’amore omosessuale, la responsabilità familiare, la violenza, la fiducia. Il romanzo è un lungo racconto privo di dialoghi, un flusso di pensiero che irrompe dalla mente della vecchia e a tratti da quella di Gabriela. Parole intense che scavano nell’animo umano. Capacità di cui la Giacobino ha già dato prova a cominciare dalle sue prime opere, pubblicate col nome d’arte Elinor Rigby, come Un’americana a Parigi nel 1993, fino a Ritratto di famiglia con bambina grassa nel 2015.



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