L’Hôtel de Galliffet

L’Hôtel de Galliffet
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Ogni sera, lasciando a notte fonda lo studiolo di Talleyrand, Marina Valensise gira il pomello di ottone sulla porta segreta nascosta da un vecchio specchio fumé, afferra la maniglia dell’altra porticina che immette nella segreteria di direzione e, mentre sta per affrontare il buio pesto di quelle stanze, dove una curiosa lacuna nell’impianto elettrico ha lasciato inerti gli interruttori, sente aleggiare intorno a sé una strana presenza, con il suo profumo d’altri tempi. Un aroma d’ambra, un sentore di cipria, il fruscio di un merletto invadono d’un tratto l’angusto passaggio. E, nel momento in cui il silenzio della notte avvolge le segrete stanze dell’Hôtel de Galliffet che collegano lo studiolo del principe di Benevento all’atrio sul peristilio con le colonne monumentali, s’avverte un ticchettio inquietante. È un passo ineguale che sembra trascinarsi sulle antiche doghe a spina di pesce del vecchio parquet, un passo felpato, scandito in tre tempi, ritmato dal tocco regolare di un bastone. All’improvviso, flebili come un sussurro, risuonano nella notte parole di tenerezza: “Verrò a trovarvi stasera e sarò felice di entrare in casa vostra […] sono passato prima di mezzanotte e ho trovato tutto chiuso. […] Se continuate a coricarvi alle otto e mezzo, finirete per essere troppo grassa alla fine dell’inverno”. Ha ancora in mente, Marina, i biglietti che Talleyrand scriveva nottetempo alla duchessa di Bauffremont, le cui tracce, scampate alla distruzione del castello di Sagan saccheggiato dai russi durante l’invasione della Slesia nel 1945, sono state riesumate dal biografo dell’ex vescovo di Autun, Emmanuel de Waresquiel. In realtà, nel buio della notte, è un altro tono a prevalere, quello della voce imperiosa che esprime biasimo, sdegno, riprovazione, altro che tenerezza. “Anche oggi avete profanato il mio ricordo. Anche oggi, con le vostre triviali occupazioni, avete immiserito la mia gloria, avete offeso la mia aura immortale” pare dire quest’ombra inquietante che le lambisce le spalle…

Se è proprietà dello Stato è cosa pubblica, dunque appartiene a tutti noi, anche se questo è un concetto che in Italia, non si sa come mai (o meglio, purtroppo invece si sa come mai), non riesce a passare: ciò che appartiene a tutti in realtà è percepito come se non fosse di nessuno, e quindi chi se ne importa, ci penserà qualcun altro a prendersene cura, per quale motivo dovrei farlo proprio io? E per questo, molto spesso, le cose vanno come vanno, ossia male: l’Hôtel de Galliffet è un hôtel particulier, ossia un tipo di costruzione tipicamente francese che consiste in una abitazione di lusso e di vaste dimensioni in foggia di villa costruita però all’interno del tessuto cittadino, spesso su più piani (simile al corrispettivo anglosassone di mansion), ed è un patrimonio comune. Si trova tra rue de Varenne 50 e rue de Grenelle 73, nel settimo arrondissement di Parigi. È sede dell'Istituto Italiano di cultura e della delegazione italiana presso l'OCSE. Costruito tra il 1776 e il 1792 ha avuto una storia rocambolesca, è stato sede dell’ambasciata d’Italia, è diventato proprietà del nostro stato all’inizio del ventesimo secolo e Marina Valensise, che dirige l’Istituto succitato da quattro anni, ne racconta le vicende. A dir poco rocambolesche. Ah, se quelle mura potessero parlare!, si dice spesso quando ci si trova di fronte a una magione più o meno augusta e si immaginano gli intrighi, i giochi di potere, le vicissitudini che a vario titolo vi hanno trovato dimora annidandosi tra parati e tendaggi: beh, Marina Valensise, giornalista e scrittrice, fa proprio questo, fa parlare e vivere in prima persona, forte della sua diretta esperienza, i luoghi. Meglio, il luogo, di cui redige una vera e propria biografia, interessante e appassionante, facendo conoscere vividamente al lettore personaggi che per lo più di norma sono confinati in polverosi ricordi da manuale scolastico di storia. L’edizione bilingue (italiano e francese, ça va sans dire) è elegante, raffinata e curata, le foto di Guy Bouchet sono bellissime.



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