L’illusione della separatezza

L’illusione della separatezza
Martin, la cui età precisa è un segreto così come le circostanze della sua nascita, da anni si prende cura degli ospiti della casa di riposo “Starlight” di Los Angeles che, per il suo accento francese, lo chiamano Monsieur Martin. Tra gli anziani, Hugo ha combattuto nella Seconda Guerra mondiale ed ha la faccia sfigurata da un colpo di pistola, e John Bray in un'alba del 1944 venne abbattuto dai nazisti mentre sorvolava i cieli francesi con il suo bombardiere B-24. Amelia è la nipote di John ed è cieca dalla nascita, ma il suo carattere forte le permette di vivere senza ostacoli. È molto legata a suo nonno, rimasto solo dopo la morte della moglie Harriet. Personaggi che apparentemente non sembrano essere legati, ma in realtà scoprono di avere un legame forte, indissolubile, che si snoda proprio a partire dalla Seconda Guerra mondiale… 
Simon Van Booy – scrittore britannico già vincitore del premio internazionale Frank O’Connor con L’amore arriva in inverno – ha creato una storia che è un mosaico fatto di tanti tasselli stretti tra di loro, ma non tutti così semplici da individuare se non visti da vicino, una volta arrivati alla fine del romanzo, quando il messaggio si fa chiaro: la separatezza è soltanto un’illusione. Attraverso un linguaggio scorrevole e senza troppi dettagli superflui, l’autore riesce a descrivere le sfumature emozionali di un periodo storico che lascia ben poco spazio alla bellezza di sentimenti come l’amore e l’amicizia. Forse un po’ contorto il passaggio da un narratore all’altro, ma ad affascinare è proprio questo particolare modo di raccontare che caratterizza Van Booy. L’illusione della separatezza è un libro per chi ama le storie in cui è sempre palpabile un pizzico di realtà, per chi crede ancora nelle storie vere.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER