L’imperatore eretico

L’imperatore eretico

Flavio Claudio Giuliano, figlio di Giulio Costanzo e ultimo discendente della dinastia costantiniana, guida un Impero Romano (dal 360 al 363 d.C.) in cui, ormai, dilaga la fede cristiana. Giuliano scrive lunghe lettere all’amato maestro e filosofo Libanio: in esse si confessa. Racconta della sua “più nociva ossessione”, quella per la Persia, “l’indomita terra di Dario”; del suo pesante destino: quello di superare le gesta di Alessandro (“la vita di Alessandro si allunga nella mia”). Svela la sua spudorata ambizione: la sua battaglia morale, il suo “dovere etico”. Confessa il rancore per l’avo Costantino, “apocalittico esempio di falsa cristianità”. Giuliano, infatti, vuole riportare in auge gli dei, quali “percezione d’infinito” nell’umano...

Eppure, l’imperatore mette a nudo anche un sentire fragile (che rende questo romanzo storico piacevolmente diverso dagli altri), che s’aggroviglia in sé: “far vagare l’anima entro i confini di se stessa e poi farla uscire da se stessa, per non limitarne mai la sua percezione d’infinito, è un gioco a me caro...” Giuliano, spesso, si perde nei confini tra finito e infinito, tra possibile e impossibile, tra umano ed eroico. Ed è a quest’ultimo che tende, in uno slancio che, dagli abissi terreni, lo porta al cielo, a Basilina, la madre morta e mai conosciuta: quella “delicata creatura del cielo [...] prolungamento dei raggi solari che riscaldano l’anima”. Ha un tocco leggero sul mondo, Giuliano, nonostante la sua fame di gesta, la sua ambizione: ha un animo quasi femmineo, malcelato dietro ideali rudi. Predica la guerra e poi si amareggia per l’odio che s’è così tanto connaturato nell’essenza dell’uomo; predica la guerra e poi non sa, non vuole accettare “il dolore perfetto” che nasce dall’assenza.



0
 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER