L’imperatrice del deserto

L’imperatrice del deserto

Un viaggio lungo e pieno di insidie, a piedi dall’Etiopia allo Yemen, attraverso il deserto e il mare che separano la Regione degli Amara da Ma’rib, capitale del Regno di Saba. È l’anno 984 a.e.v., Makeda ha quindici anni. Sua madre è morta e di suo padre, Mosi, si sono perse le tracce, fuggito prima che lei nascesse. La ragazza è svelta d’intelletto, abile nel maneggiare l’arco e ha coraggio: quel viaggio lo affronta da sola, camuffata da uomo, mortificando la sua femminilità sull’altare dell’autodeterminazione. Ha lasciato le sicurezze e le amenità del suo villaggio, un futuro da moglie e madre, ma nulla di più per una donna inquieta come lei, che cova nel ventre un serpente insaziabile. Sopporta tutto fin quasi allo stremo delle forze, ma arrivata a Ma’rib, ritrova suo padre. Con cinica lucidità, briga per garantire a Mosi il trono del Regno di Saba, chiede di essere nominata consigliera del re e si dimostra subito un’abile stratega. Intanto, a Gerusalemme, il giovane Salomone, figlio di Davide e Betsabea, si prepara ad un futuro da sovrano. Nell’anno 967 a.e.v., Makeda decide che è arrivato il momento per contrattare con il saggio Salomone condizioni commerciali più favorevoli per il Regno di Saba. È di nuovo l’ora di lasciare gli agi per rimettersi in viaggio: un esercito di guardie armate e un corteo di oltre trecento dromedari conducono la figlia del re di Saba e i suoi molti doni fino al cospetto di Salomone. Makeda è calamita e il sovrano è ferro: lei si presenta in tutto il suo splendore, alta, la chioma soffice e la pelle nera come l’inferno…

Ha le note poetiche del Cantico dei Cantici e insieme un linguaggio realistico e a tinte forti questo corposo romanzo della Marstrand-Jørgensen. La scrittrice danese, premiata dalla Danish Arts Foundation, ha già all’attivo quattro raccolte di poesie e sette romanzi. Il romanzo storico, in particolare, è un genere che fa vibrare forte le corde della sua scrittura. Per i due volumi dedicati a Ildegarda di Bingen, la Marstrand-Jørgensen si è meritata il prestigioso premio letterario Weekendavisen. Attivista impegnata nelle campagne in favore dei rifugiati, l’autrice sembra prediligere storie di personaggi femminili, vissute in un tempo che riservava alle donne il ruolo di mogli, madri e monache. Donne che sfidando la cultura e l’ignoranza del loro tempo hanno cercato di dirigere la propria vita in modo autonomo, scegliendo coraggiosamente di opporsi a una società. L’imperatrice del deserto, forte dei riferimenti ai testi sacri, Bibbia e Corano, e al Kebra Nagast - libro antico etiope che narra la storia di Makeda e Salomone e la discendenza dei sovrani dell’Etiopia dalla stirpe di Davide – è un romanzo costruito sul racconto storico, come desumibile dai testi sacri. Un’operazione letteraria che trasforma i freddi nomi di personaggi incontrati sui testi di storia in cuori pulsanti, in battiti e fremiti. Riconoscere e immedesimarsi in quei sussulti accorcia le distanze e riduce la linea temporale, richiudendola come il mantice di una fisarmonica. È un attimo, il gesto di aprire il libro e siamo già dentro il palazzo di Re Salomone.



 

 

 

 
 
 
 

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