L’impero del sogno

L’impero del sogno

Federico è svegliato bruscamente dalla madre, ma più che una sveglia sembra uno sgombero: tapparella tutta su con botta finale, luce accecante che irrompe nella stanzetta, doccia veloce e consapevolezza che il treno delle 12:09 è ormai perso. Tanto vale prendersela con calma, pensa, e fermarsi al bar a scambiare due parole col Claudione che ‒ servendogli un cappuccino ‒ gli fa notare che ha davvero una brutta cera. In effetti Federico da qualche tempo non dorme notti tranquille: un sogno lo perseguita, un sogno vivido che ogni volta che si riaddormenta riprende da dove era stato interrotto la volta precedente e che sembra anzi avere quasi vita autonoma rispetto a quella di Fede. È iniziato tutto con un deserto, con “elefanti dalle zampe lunghe come quelle dei ragni che procedono lenti”, poi una ziggurat e uno stormo di uccellacci che lo attaccano dal cielo. E poi il viaggio è proseguito: un villaggio, una valle con un cipresso bianco, un lago di acqua fredda sorvegliato da guardiani mostruosi fino ad una città. Qui, in un giardino da quartiere di periferia davanti ad un cartello stradale che indica un palacongressi, un uomo dalla camicia bianca e mocassini ai piedi, lo accoglie cordialmente. “Ma come, Federico, non hai ancora fatto l’accredito?”. I delegati sono arrivati quasi tutti, è ora di affrettarsi...

La prima cosa che fatalmente salta gli occhi quando si prende in mano il nuovo romanzo di Vanni Santoni è la copertina firmata Vincenzo Bizzarri. Coloratissima, ricca di dettagli e di citazioni letterarie e artistiche: dall’Aslan delle Cronache di Narnia ai curiosi personaggi de Il mago di Oz; da Edvige (la civetta di Harry Potter) alla Persistenza della memoria di Salvador Dalì; in un potpourri fantasmagorico in cui sullo sfondo di quella che può benissimo essere una campagna toscana spicca in primo piano un uovo trasparente all’interno del quale è custodito un neonato. La vicenda narrata è quella di Federico Melani, un ragazzo ventenne che trascorre le sue giornate tra i tentativi di dribblare le domande della madre riguardo ai suoi progressi universitari (peraltro molto scarsi) e le serate impegnate a giocare a Magic o a fumare una canna con gli amici. Refrattario a qualsiasi tipo di autorità, Federico si scontra quotidianamente con la famiglia e soprattutto con la madre che, con il suo desiderio di tener sotto controllo la vita del figlio e la sua abitudine ai risvegli e ai modi bruschi, nella prima parte del romanzo funge da vero e proprio antagonista rispetto alla “missione” del figlio. Sì, perché man mano che il sogno di Federico prende forma (un sogno che il ragazzo toscano arriverà a preferire alla veglia e cercherà anche attraverso l’uso di forti sedativi) appare chiaro che questo strano viaggio in un mondo parallelo abitato da curiose creature ‒ e che ricorda la forma strutturale della catabasi (in cui la funzione di guida qui è rappresentata dalla giovane Livia Bressan) ‒ ha uno scopo ben preciso: portare in salvo la giovane vita custodita nell’uovo; una bambina che cresce a vista d’occhio e che è predestinata a sognare ‒ quindi creare ‒ un nuovo mondo. Federico diventa così un eroe sui generis; decide di far qualcosa di buono nella vita, di prendersi cura della bambina, Gemma, e di sfidare le forze che gli si oppongono: dagli scontrosi Spiriti degli interstizi ai pericolosi Draghi, dal curioso Popolo degli Specchi alle inquietanti Streghe, passando per l’etrusco dio Phersu che nel sogno di Mella parla aretino doc. Una avventura scandita da un ritmo serrato, da videogame, in cui tantissimi sono i riferimenti al mondo nerd, ma che è anche densa di richiami letterari: l’Aleph di Jorge Borges e Il Castello di Franz Kafka – ai quali sono dedicati alcuni passi e che l’autore cita in appendice ‒ ma anche un forte rimando al Gaiman di American Gods, soprattutto nella seconda parte del romanzo, marcatamente iconoclasta. E non si può dimenticare la lista di libri che Gemma legge avidamente: Le città invisibili di Italo Calvino, la Morfologia della fiaba di Vladimir Propp, Orlando furioso di Ludovico Ariosto, solo per citarne alcuni, ai quali Federico aggiunge qualche fumetto, Lewis Carroll e Platone, che saranno tutti di ispirazione per la creazione del nuovo mondo. Avvincente, forse allucinato e in alcune parti ma anche divertente, L’impero del sogno è un romanzo difficilmente inquadrabile in un unico genere letterario e che lascia addosso la sensazione di non saper sempre distinguere tra sogno e realtà; anche perché dopotutto “La realtà è sopravvalutata”.



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