L’importo della ferita e altre storie

Può una ferita avere un importo? Secondo Giorgio Faletti sì. Almeno stando a quanto scrive a pagina 298 del suo secondo romanzo Niente di vero tranne gli occhi, uscito nel 2004: “Alla luce della torcia che aveva appoggiato sul tetto della macchina per avere le mani libere, l’uomo, con un gesto istintivo, sollevò la manica della tuta per controllare l’importo della ferita”. Importo della ferita, dunque. Ma a quanto ammonterà? Graverà su di esso l’aumento dell’IVA, appena passata dal 21 al 22%? Probabilmente Faletti avrebbe voluto scrivere “entità”, ma gli è scappato un altro termine, sfuggito a chiunque, editor, correttori di bozze, autore stesso. Per alcuni si tratta di una semplice svista che nulla toglie al talento di chi è stato definito (dal “Corriere della sera”) “il più grande scrittore italiano”. Altri pensano che chi nasce Vito Catozzo non può morire Stephen King. I più cattivi, invece, credono che Giorgio Faletti abbia semplicemente tradotto male…
L'autore di aforismi del calibro di “porco il mondo che c'ho sotto i piedi” e “minchia, signor tenente” non è tuttavia il solo a divertirsi con simili stramberie. Con lui nomi del calibro di Fabio Volo, Federico Moccia, Enzo “Pupo” Ghinazzi, Giuliano Sangiorgi, Antonio Scurati e Alessandro Piperno. Sono questi gli autori su cui si incentra la spietata analisi stilistica, contenutistica e grammaticale che il sociologo e giornalista siciliano Pippo Russo condensa in questo corposo saggio edito da Clichy. Il risultato è un autentico bagno di sangue, in cui tutti ne escono con le ossa rotte: Faletti, col suo lessico stravagante e un'ancor più curiosa abitudine a pensare in americano e scrivere in italiano; Volo e gli editor Mondadori, costretti a dare un senso, in quarta di copertina, a storie sempre più ripetitive e impalpabili; e ancora la lingua “coatta” di Moccia, quella improvvisata di Pupo e Sangiorgi, fino ai cosiddetti autori “premiati”, Scurati e Piperno, con le loro ossessioni onanistiche ed una comune tendenza alle descrizioni in punta di badile. Contro ognuno di essi Pippo Russo sguinzaglia il suo sarcasmo tagliente (spesso forse esagerato, ma ampiamente giustificato se consideriamo l’indegno lavoro di cui si è fatto carico) in un’opera di vivisezione letteraria che ha il grande merito di spiegare e motivare con coraggio e competenza perché la cosiddetta cattiva letteratura, dileggiata soprattutto da chi l'ha mai letta per davvero, è persino peggio di quanto si possa immaginare. Con buona pace di chi sceglie le proprie letture guardando la classifica dei libri più venduti della settimana.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER