L’incantevole sirena

L’incantevole sirena

Quando si mette piede in un vicolo di Napoli ci si rende subito conto che la città è immersa nella sua natura magica. Vico Rose, ad esempio, è uno strano corridoio a forma di U che forse è lo stesso palazzo o forse no, ma che si rivela un punto di osservazione privilegiato sul resto della città. Una piccola via che si ripiega su se stessa lasciando i visitatori stupiti per quella strana esperienza fuori dal mondo. Lo stesso stupore lo hanno provato per anni tutti coloro che visitavano il Maschio Angioino davanti a quel coccodrillo impagliato che penzolante faceva bella mostra di sé all’ingresso. Un luogo magico, quella fortezza dal colore particolare, che nel tempo ha regalato altre emozioni a tutti coloro che ne sono entrati. Come nel 2016 quando alcuni storici speleologi hanno trovato in uno scavo di ordinaria manutenzione un gatto mummificato. Ma Napoli è la città in cui i morti ritornano in vita e i vivi non hanno paura di ritrovarsi a stretto contatto con l’aldilà. A parte qualche entità inquietante a Fuorigrotta, ogni napoletano, soprattutto quelli dei Quartieri, è abituato alla presenza del munaciello, quella specie di folletto vestito da monaco che si diverte a corteggiare e fare dispetti. A lui grandi scrittori come Pedro Calderón de la Barca, Anna Maria Ortese o Roberto De Simone hanno dedicato versi o pagine scritte, sottolineando la sua natura ammiccante e appassionata, mai perfida o crudele. Il munaciello entra per baciare una donna o osservarla mentre dorme, non vuole soldi o causare danni…

Francesco Palmieri dimostra di conoscere molto bene la sua città, dedicandole questo volume pieno zeppo di tutto quello che Napoli suscita alla maggior parte dei visitatori: fascino, magia, interesse per l’occulto. Basta vedere la bibliografia delle opere citate per rendersi conto di quanto l’accattivante Partenope abbia incuriosito scrittore e letterati del passato. All’interno dei suoi confini sono racchiuse leggende che l’autore, con la giusta dose di distacco, ha saputo narrare senza mai annoiare o risultare didascalico, soffermandosi quando ve ne era il caso o dando spunti per approfondire ulteriormente. Non è una guida turistica o una di quelle raccolte di aneddoti e curiosità che si vendono al giornalaio o nei bookshop dei monumenti principali. Ogni capitolo ha un filo conduttore ben chiaro che attraversa le pagine che lo compongono. Così in quello dedicato al grande principe Antonio De Curtis, “il napoletano più amato persino da chi non ama Napoli” scopriamo della sua iniziazione alla fine della guerra alla Massoneria di cui fece parte per quasi dieci anni. Il celebre attore, come scrisse in una delle sue poesie, era curioso di conoscere il nostro destino sulla Terra e forse in tali ambienti trovò la risposta che cercava. La stessa, forse, che cercano le migliaia di fedeli che si ammassano davanti alla liquefazione del sangue di San Gennaro, momento collettivo dall’alta emotività, raccontato per secoli da chi vi assisteva. Dal resoconto del 1452 di Luigi De Rosa si è passati con il tempo alle dirette Facebook, a testimonianza di come i napoletani siano legati al loro Santo, anche se non sono in grado fisicamente di essergli accanto.



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