L’incredibile storia dell’uomo che dall’India arrivò in Svezia in bicicletta per amore

L’incredibile storia dell’uomo che dall’India arrivò in Svezia in bicicletta per amore

India, regione di Orissa, anni Settanta. Pikay è un intoccabile, ma nei primi anni della sua vita si sente uguale a tutti gli altri. La verità gli piomba addosso il primo giorno di scuola, quando il maestro lo fa sedere fuori, sull’erba, lontano dal resto della classe. Le leggi del suo Paese hanno da tempo abolito le discriminazioni, ma in provincia la loro applicazione tarda a venire. Solo durante le visite dell’ispettore scolastico Pikay può sedere e giocare con i brahmini. Crescendo, tuttavia, sviluppa un dono che lo rende popolare a dispetto delle sue origini: Pikay è il più abile ritrattista di tutta l’India e il suo talento gli apre porte inattese, fa il ritratto perfino a Indira Gandhi e a Valentina Tereshkova, la prima donna andata nello spazio. Un giorno, a sedersi di fronte alla sua tela è Lotta, giovane svedese di origini nobili, che da tutta una vita si porta dentro il mito dell’India. I due si sposano con rito indiano e la benedizione della famiglia di lui, ma dopo qualche tempo Lotta deve tornare a casa. Pikay promette di raggiungerla, sebbene il costo del biglietto aereo valga più di tutti i ritratti che ha venduto. Acquista così una bicicletta di seconda mano e si avventura in direzione della sua amata: deve solo attraversare il Pakistan, l’Afghanistan, l’Iran, la Turchia e tutta quanta l’Europa...

C’era una volta Pikay. Stiamo leggendo una fiaba, non c’è dubbio. Una fiaba per grandi, che hanno studiato l’India in geografia alle elementari e ricordano più o meno la questione delle caste, e hanno memorizzato nomi difficili come brahmino e dalit. Una fiaba che la fa fin troppo facile, il povero Cenerentolo bistrattato da tutti che guarda caso disegna benissimo, diventa una celebrità in tutto il Paese e incontra la donna della sua vita in uno schiocco di dita. Eppure ci incantiamo a leggere la sua storia, quell’ingenuità di bambino che si porta dietro anche da adulto, nel suo pedalare in Paesi così diversi e lontani, per geografia e per cultura, superando i blocchi alle frontiere e trovando sempre qualcuno disposto ad aprire le sue porte, a offrirgli cibo e un riparo. Persino in Europa, dove per la prima volta si accorge di essere “scuro di pelle”. Che noi mica le apriremmo, le nostre porte, solo perché uno sa maneggiare bene la matita. Siamo un popolo diffidente, e questa fiaba ci sembra lontana anni luce dal mondo che conosciamo. Forse proprio per questo sa farci sognare, ma anche riflettere su cosa significa essere umani, a prescindere dalla provenienza geografica o dallo status sociale delle nostre famiglie di origine. Piccolo spoiler: è una storia vera. Googlare per credere.



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