L’inferno comincia nel giardino

Tom fa avanti e indietro tra la sua normale vita familiare e l’Inferno. O meglio ogni tanto va in trance, la sua anima si trasferisce all’Inferno e intanto il suo corpo vive come uno zombie in casa, stravaccato sul divano e comunicando a monosillabi. All’Inferno si sveglia sempre nel corpo di un bambino di circa 8 anni, seduto sempre allo stesso tavolo assieme agli stessi altri tre bambini e allo stesso cavallo macilento, ferito e tremante. Il cavallo della strega. Aspettano tutti la strega, bambini e cavallo. La strega è bellissima, e Tom non riesce a non desiderarla quando arriva. Attorno al tavolo ci sono una serie di ambienti, che lui ha visitato come in un videogame. Ambienti apparentemente tranquilli, ma che nascondono segreti orribili. Di solito Tom si accorge dell’imminente passaggio dalla realtà all'Inferno circa un’oretta prima che accada, e quando può avverte sua moglie Maureen e il figlio dodicenne Peter. Stavolta le prime avvisaglie lo colgono mentre fa l’amore con la moglie. Lei non la prende bene per niente, lo schiaffeggia, urla. La famiglia di questo strano pendolare sta andando in pezzi… Futuro prossimo. Le squadre di basket dell’NBA sono costituite da anonimi ragazzotti che indossano “ipertute” cibernetiche in grado di mimare perfettamente le doti tecniche e atletiche di grandi giocatori del passato. A ogni inizio stagione i “set di doti” rimasti liberi vengono sorteggiati in una lotteria apposita e assegnati a dei rookie, e poi si scatena il mercato. Bo Lassner nei New York Knicks gioca con le doti di Ralph Sampson, e fa quasi sempre panchina. È davanti alla tv in compagnia di un suo compagno di squadra a seguire con trepidazione il sorteggio delle doti di Michael Jordan, il più grande di tutti i tempi…
Jonathan Lethem da sempre si colloca in una bizzarra nicchia a metà strada tra narrativa postmoderna minimal chic e fantascienza. Non a caso cita spesso come suoi numi tutelari Philip K. Dick e Raymond Carver. Questa antologia del 1996 (ne esiste una versione del 2002 per il mercato britannico con due racconti diversi) non fa che confermare la cifra stilistica meticcia dello scrittore newyorchese. Tra le storie – la maggior parte pubblicate in precedenza sulla rivista “Isaac Asimov’s Magazine” – spiccano soprattutto il raggelante, commovente, surreale L’uomo felice (una favola nerissima talmente zeppa di simboli profondi sul sesso, l’infanzia e la famiglia da sembrare un vero sogno scaturito dal pozzo nero dell’inconscio) e, per motivi completamente diversi, lo spumeggiante Vanilla Dunk, una vera goduria per chiunque ami gli sport di squadra. In alcuni racconti Lethem forse esagera negli ingredienti surreali e nella sua opera di disarticolazione delle simmetrie narrative, come ne I dormiglioni o in Per sempre, disse il papero, ma il livello rimane comunque altissimo.

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