L’inganno dell’ippocastano

L’inganno dell’ippocastano

Viola Ornaghi, giornalista, depressa per l’abbandono del marito ‒ non privo di ragioni, per la verità ‒ viene convocata per un incarico inusuale dalla direttrice del settimanale per cui lavora, “Charme”. Marcella Tavani, praticamente un rottwailer, le affida, con un margine di due giorni per prepararsi, “L'intervista”. Ascanio Restelli, palazzinaro in odore di ‘ndrangheta, ricco oltre l’immaginabile, che ha accettato la candidatura a sindaco della Città Eterna per la destra, con promesse di una pulizia più o meno etnica e di costruire a sue spese qualcosa di davvero socialmente utile, su un terreno “acquistato” da un altro faccendiere che aveva in progetto una discarica. Un soggetto davvero appetitoso per qualunque giornale. Quando arriva alla villa di Restelli, isolata e circondata da un parco, Viola non trova nessuno ad attenderla se non un giardiniere ‒ o almeno così pare ‒ che la invita ad entrare e a raggiungere il commendatore. Ascanio Restelli però non riceverà più nessuno, Viola lo trova sgozzato e con due buchi al posto degli occhi. Lo shock della scoperta le impedisce di pensare lucidamente e invece di chiamare la polizia richiama l’ultimo numero digitato, Leo Malinverno, un amico giornalista che lavora per la testata “Globo” il quale la raggiunge non prima di aver chiamato il vicequestore aggiunto Jacopo Guerci. L’amicizia fra giornalista e vicequestore è infatti ormai consolidata da anni e l’indagine prende il via con il lavoro sinergico dei due...

Mariano Sabatini, giornalista romano, trasforma un romanzo in una storia che fotografa, ahinoi, una situazione che ben conosciamo. Il malaffare ‒ soprattutto quello gestito dalla criminalità organizzata, nello specifico la ‘ndrangheta ‒ si è ormai amalgamato con la politica e la finanza, tanto da non farci capire più con chiarezza dove finisca l’una e inizi l’altra. Una commistione che per Restelli è stata fatale, o almeno così sembra fino a quando non si cominciano a scoprire “altarini” che sono rimasti almeno apparentemente nascosti per anni. La storia fila e coinvolge, il protagonista ‒ che fondamentalmente è Malinverno ‒ affascina e si muove con sicurezza portando a spasso il lettore in mezzo a delinquenti in giacca e cravatta o un po’ meno imbellettati, a pranzi e cene con un’altra collega storica, nelle sue elucubrazioni e nei suoi pensieri sentimentali, anche a scapito della figura di Guerci che passa un po’ in secondo piano. Il linguaggio (ipotizzo un tentativo da parte di Sabatini di allontanarsi da quello giornalistico) è qualche volta un po’ troppo affettato per il contesto, c’è qualche incongruenza che forse poteva essere evitata, ma L’inganno dell’ippocastano è sicuramente un bel romanzo per passare qualche ora di “non evasion”, visto che la realtà italiana e romana di tutti i giorni è comunque proprio questa, che ci piaccia o meno.



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