L’interpretazione dei sogni di Freud Astaire

L’interpretazione dei sogni di Freud Astaire

Adalberto ha quarantasei anni e fa un mestiere piuttosto curioso. Vende giocattoli rotti. Grazie a questa pratica i bambini non subiscono la tipica delusione di quando rompono un giocattolo proprio sul più bello, mentre lo usano. E poi cosa possono capire i bambini, se un giocattolo viene comprato già rotto mica se ne accorgono, ci giocano lo stesso… La vita di un impiegato all’ufficio oggetti smarriti è davvero dura. Persone da ogni dove arrivano a chiedere questo o quell’oggetto perduto, senza capire che all’ufficio oggetti smarriti non c’è niente di niente, altrimenti che oggetti smarriti sarebbero? Non sanno certo, quando arrivano, che l’ufficio è in realtà una stanza completamente vuota, se si esclude il povero impiegato… Alex suda copiosamente, e più suda e più beve. Ma non sa se suda perché beve o beve perché suda. Quando lo ha chiesto al suo medico anche lui gli ha detto “E cosa posso saperne io? Tu per caso sai se è nato prima l’uovo o la gallina?”… Quando si indossa una maglietta nera con delle bacchette incrociate bisogna essere preparati alle domande indiscrete di un barista che vuole sapere se chi la indossa è il batterista di Massimo. Però quando si indossa la t-shirt di Superman mica la gente ci scambia per supereroi… Paolo pensa che esser timidi attiri le donne, ma in realtà è costretto a fidanzarsi con prostitute cinesi, che gli costano trenta euro alla settimana, che comunque è molto meno di quanto spenderebbe per una fidanzata vera…

I trentadue miniracconti che compongono la raccolta sono un concentrato di non-sense, politicamente scorretto e umorismo nero e a sfondo sessuale. Questo per avvisare il futuro lettore che, a vedere la cover rosa su cui spicca il volto di un omino ben pettinato con la riga da una parte magari pensa tutt’altro. Andrea Coffami attraverso il suo alter ego autoriale Angelo Zabaglio spara una raffica di personaggi a cavallo fra il sogno e la società dello spettacolo, fra cui attori che non possono lavarsi per non far la fine di un dado Star, papini che si svegliano con un Teletubbie al posto del pene (e parlano pure, se il “Ciao, ciao” in loop può esser definito comunicazione verbale) e giovani autori che sognano di avere una storia d’amore col cane del loro amico, e poi si ritrovano pure a crescerne i sei figli. L’Astaire citato nel titolo non compare se non per dirci che ogni storia è un tip tap vorticoso fra personaggi fuori dalle righe e dalla dubbia morale. Nonostante questo non c’è la spinta al nichilismo che molto spesso si coglie nel genere postmoderno e pulp, la spinta è più profonda verso il non-sense, il sesso surreale e le riflessioni folli che turbano la testa degli ubriachi (c’è perfino un deja-vu in cui l’autore ripete per filo e per segno un racconto che ha un altro titolo). Sicuramente l’autore mette alla prova la capacità del lettore di trovare un filo rosso in quel che legge, e si rischia che questo possa sfuggire proprio come i palloncini rossi che sormontano la cover. Ma di questo non si preoccupa, come chi suona una chitarra per fare musica sperimentale: se ogni tanto arriva all’orecchio una cacofonia si continua senza indugio seguendo un senso inafferrabile al pubblico. L’applauso è un optional, un testa o croce nei generi di scrittura sul confine.



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